— Cosa ti salta in mente? — fe' Giulio scostandola a un tratto, e fissandola. Una nube gli passò per lo sguardo. Si ricordava adesso le parole di lei. — Che confidenza dicevi d'avermi a fare? — chiese.
— Questa — essa rispose rasserenata e felice: — che niente, nessuno al mondo mi separerà più da te. Capisci? Con te, vivo o morto, l'anima mia. Per sempre!
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[IL NIDO.]
Mai più splendido cielo; mai aria più olente e queta.... E soli lor due andavano per l'argine che limitava la risaia dall'immensa prateria.
I colori del maggio inoltrato vi superavano la verde mèsse e la trapungevano: giallo di graziole, di tulipani e ranuncoli; lilla di porrette; gridellino di vecce; viola di prunelle e di salvie; bianco di ornitogali e nigelle, di eriche e giunchiglie; rosa e azzurro di giacinti; bleu di fiordalisi; rosso di trifoglio e papaveri. E margherite da per tutto. Quante!
Andavano, gli amanti, soli, guardando intorno; guardandosi e sorridendo senza trovar parole. Nei tardi passi, vicendevolmente e quasi timidamente, avvertivano che i loro sguardi eran pieni di ricordi, dei più lieti ricordi. E così parevano accrescersi l'intima gioia d'un ritorno a sè medesimi e approfondire la coscienza [pg!74] della loro anima; parevano estendere la capacità vitale d'ogni senso, schiarire il pensiero all'esistenza come ridesta, risorgere nell'essere loro, reintegrati d'ogni minima forza, a una vita rinnovata e a una sconosciuta armonia. Era una letizia lieve, di sogno, eppure tenace e valida; era un'illusione suscitata e mantenuta dalla divina realtà che li accoglieva; era un vago desiderio continuo e di continuo esaudito in quel fluire degli attimi; era la consapevolezza di una felicità certa e immanente.
Essa, di tanto in tanto, si chinava al margine e spiccava un fiordaliso o un ranuncolo o un geranio campestre.
Poi, tendendo le mani al prato in cui non ancora piede d'uomo aveva lasciato traccia e da cui la concordia delle tinte assorgeva come quella dei suoni in una sinfonia, esclamò:
— Vorrei correre, gettarmi là in mezzo!