— Va!

Ella scosse il capo.

— Non si può, senza calpestare!

Più avanti, al serbatoio, discesero nella barca. Remava lui.

Anche l'acqua sembrava riposare e godere in distesa azzurra, chiazzata qua e là dal verde delle ninfee e sparsa di macchie or scarse or copiose in canne e giunchi, e chiusa all'ingiro [pg!75] dalle sponde ombrose di salici; mentre la barca procedeva piano piano, soavemente, per quella frescura.

Canerini di valle si levavano con un vocìo sottile e così vivace da crederlo non segno di paura ma di più viva gioia nel volo.

Finchè la barca trovò adito in mezzo alla macchia più folta di cannelle e saracchi, e ristette dove l'acqua bruna, sotto l'ombra, rivelava un brivido, al rezzo. Udirono uno svolazzar forte, di folaghe e anitre. E più nulla.

— Restiamo un poco? — A lungo ella sarebbe voluta restar là con lui. Gli abbandonava la mano nella mano.

— Sei contenta d'esser venuta?

— Non te l'avevo promesso...: a primavera? E di': non ti sembra che se non fossi venuta in un giorno così bello la nostra felicità sarebbe stata meno grande?