Più nero, con un cóvv minaccioso, il maschio giunse, dalla macchia; cadde di volo, lì appresso; ma a scorgere il pericolo enorme si mise a correre per terra, con tal fretta e con tanta smania di fughe e ritorni che pareva impazzito.
— Povere creature! — disse la signora.
Nè volle affliggerle a lungo. Anzi, poi ch'ebbe visto da vicino il nido mirabilmente contesto di cannucce e ciperacee e steli:
— Andiamo via! — pregava. Una strana ripugnanza la trattenne dall'osservare dentro il nido.
[pg!77] — Che impressione strana! — mormorò intanto che la barca ritornava all'aperto.
— Tu vedessi i piccini gettarsi nell'acqua appena nati! — diceva l'amante.
E raccontava della caccia feroce che danno alle piccole folaghe i falchi di palude. Ma la sua voce non aveva pietà.
L'amata non gli badava. In lei a poco a poco l'impressione ricevuta diveniva sentimento, diveniva avversione sommossa dal fondo dell'anima, diveniva pensiero.
Teneva lo sguardo fiso nell'amante, che non dubitava, chiedendosi: «Perchè mi ama? perchè l'amo?» Leggeva la risposta in quegli occhi. Il loro amore aveva per fine sè stesso: null'altro. S'attendevano l'ebbrezza dei sensi in cui soffocare l'anima..., e non più. Questa, questa era la colpa: che il loro desiderio non oltrepassasse il loro piacere. Null'altro! E non dalla coscienza le insorgeva il rimprovero o l'ammonimento, ma le veniva da mille voci di vita feconda e di vita novella che nel fervido giorno la terra generatrice elevava e spandeva in un incognito indistinto inno di amore.
Alla voluttà che anche lei si era promessa mancava il sublime intendimento d'una gioia divina: questa la colpa! Da un umile nido essa aveva appreso perchè si ama.