Oh il sorriso di Ferdina, allora! E a quell'uomo bello, a' suoi occhi, di bontà, d'intelligenza e di coraggio, disse grata e sincera:
— Lei l'ha vinta la morte, e la sua morosa dev'essere felice!
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Idealizzava anche questa, adesso? A trentadue anni oramai Baredi aveva acquistata tale esperienza delle donne da credere sul serio che quella ragazzotta campagnuola meritasse di occupare [pg!94] il suo pensiero? Oh no! Egli voleva pensare ad altro. E pensava ad abbreviare la licenza, che già gli pareva troppo lunga. Tutte le mattine ricuperava lena nelle passeggiate su per i colli.
Ma quasi ogni giorno Ferdina veniva, dopo mezzodì, alla villa, e chiacchieravano sotto gli abeti: essa chiedeva ed otteneva schiarimenti alle notizie del giornale, o portava notizie del suo fidanzato e d'altri giovani dei dintorni, o riferiva qualche pettegolezzo. Non s'immaginava certo che il maggiore ne seguiva le parole, i modi, le abitudini con attenzione sempre vigile, e che egli provava un piacere amaro a scorgere in lei qualche difetto, qualche rudezza spiacevole o ignoranza bisognosa di compatimento. Ciò accadeva, piuttosto che alla villa, alla fattoria, dove talvolta egli scendeva a passar mezz'ora.
Un giorno, nel prato davanti alla casa, sorprese Ferdina che voltava lei il fieno al sole. Aveva stretto al capo e annodato alla nuca il fazzoletto rosso; la gonna succinta, le braccia scoperte fino al gomito. Muoveva e rivolgeva con atto frequente e svelto la forca di legno dai lunghi rebbi, e cantava.
— Brava — egli le disse. E lei interrompendosi:
[pg!95] — Oh non mi vergogno, io, a lavorare da contadina! Si vergognino quelle che non han braccia sode e gambe dritte!
E riprese a cantare.
Un altro giorno Gigetto, il fratello di lei, aveva levato un nido di fringuelli. I poveri uccellini, ancora in bordoni, non si reggevano ai piccoli voli e ai brevi passi: tentavano scappare e battevano il petto e il capo in terra; e piavano spalancando il becco.