Poi, alla meraviglia di lui, disse:

— Fiorin dell'aglio, fior traditore!

E prima che egli parlasse, essa, nell'atto di scappare sdegnata verso la fattoria, gli rivolse un'occhiata lunga e intensa; una di quelle occhiate in cui l'anima si raccoglie e si concede, ma il pensiero, anzi che apparir manifesto, per il troppo fervore appare ambiguo. Voleva leggere negli occhi di lui la scusa dello scherzo che poteva spiacergli? esprimere l'affetto che la rendeva certa di scusa?

[pg!97] Baredi rimase perplesso un istante; indi, respinte le interpretazioni benigne, tornò indietro convinto di non errare e mormorò: — Civetta! — Nessun dubbio. Una rivelazione inattesa: Ferdina credeva d'averlo innamorato, e ne godeva!

— Anche costei! — pensò. — Tutte a un modo; tutte stupidamente vane, perfidamente vane! Per soddisfare alla vanità istintiva, non esitano in nulla; inconsapevoli del male che possono fare, interamente consapevoli del male che vogliono fare. — Ogni cosa era chiara adesso! Ogni prova di affetto e di gentilezza ch'egli aveva ritenuta spontanea in costei, era stata predisposta sin dal primo incontro a tal fine: innamorarlo! L'aveva conosciuta bambina: la rivedeva una bella ragazza; fidanzata. Avrebbe resistito alla bellezza di lei, all'invidia che altri n'avesse l'amore? Ah no! Essa vincerebbe se egli — e non c'era da dubitarne — aveva in mente altre donne! E lei andava a colpo sicuro; prima di tutto perchè era giovine, fresca, bella; poi perchè le signore e signorine, schifiltose, non riuscirebbero a nascondere, come lei, il ribrezzo della cicatrice che lo imbruttiva. E il dover supporre tutto ciò, ciò che lo feriva come un oltraggio, a Baredi fece così male che piuttosto che riveder Ferdina pensò di ritornare [pg!98] quel giorno stesso a Bologna. Ma non s'immiseriva a fuggire le piccole cattiverie d'una femminetta diciannovenne?

Rimase. Quel giorno stesso però scrisse al Comando che era guarito e disposto a riprendere tra una settimana al più tardi il servizio. Impiegherebbe il tempo, che gli restava, ad allenarsi camminando sui monti; e non andrebbe più alla fattoria, e con qualche pretesto non riceverebbe più Ferdina alla villa. Se non che il giorno dopo si accusò nuovamente di debolezza e, sebbene stanco di una lunga gita, andò all'ora solita nel giardino.

Ferdina non venne. Non venne neppure il dimani. Non c'era da ridere? da prenderla, quasi quasi, nel suo stesso giuoco? Lo aspettava a casa sua! Non cedeva lei; certa, sicura che cederebbe lui!

Passarono quattro giorni. Quando, al quinto, il maggiore udì alcune contadine che, per la via, discorrevano di un altro paesano morto in guerra. Egli ebbe un dubbio: e, dalla siepe, ne dimandò il nome. Non era il fidanzato di Ferdina. E poco dopo, ecco Ferdina accorrere, trafelata, rossa in volto, con una lettera, incontro a lui. Tendendola, pareva ebbra di gioia; esclamava:

— È di Guido! La legga! Voglio che la legga!

[pg!99] E premeva una mano al cuore per moderarne i palpiti. Egli scorse con gli occhi alcune righe. Il soldato scriveva che si era trovato alla stessa azione in cui era perito quel paesano; che si era meritato gli elogi dei superiori e sperava d'ottener la medaglia, e una prossima licenza.