— Il maggior bene del mondo — Ferdina ripigliava — non sta forse nel volersi bene? Vede? Mio padre e mia madre sono di stampo antico; senza istruzione, senza finezze; ma mi han dato a conoscere che a questo mondo più si vuol bene, e più se ne vorrebbe, e s'è più contenti.
— O l'abisso è piuttosto in me? — si chiedeva Baredi. Era in lui, tra il modo con cui concepiva la vita nel passato e il modo con cui gli si presentava ora, dopo l'intervallo tragico [pg!102] e quasi mortale? Ora sentiva come non mai l'orrore di quel passato. Eppure egli non era stato nè più fatuo nè più corrotto di tutti gli altri. Ma come tutti gli altri aveva riposta la felicità nella falsità delle illusioni, dei desideri, dei piaceri, delle passioni. Ah Ferdina! Ferdina! Proprio così: volersi bene senza pretendere dalla vita più di quanto la vita può dare; e più si vuol bene, e più se ne vorrebbe, e s'è più contenti!
Dopo una pausa, pur china sul lavoro e senza badare che egli aveva socchiuso gli occhi, la ragazza soggiunse:
— E quando s'è contenti si vorrebbe veder contenti tutti; fa dispiacere che chi è buono come noi, più di noi, debba soffrire.
Altra pausa. Quindi:
— Lei perchè è sempre così pensieroso?
Baredi tacque. Temè di non poter rispondere senza essere debole, e, stringendo le palpebre, tacque.
— Dorme?
Non rispose.
E seguì un lungo silenzio. Egli, di tratto in tratto e di furto, sollevava un po' le palpebre e sogguardava; essa seguitava a cucire.