Ella ansimava per la corsa e per l'erta.

Ma arrestandosi d'un tratto, non attese più a me; rapita d'un tratto, più presto di me, con maggior impeto verso quella splendida agonia del giorno.

Quindi mutata in viso mormorò:

— Che tristezza, non è vero?

Io la guardai negli occhi. E vidi un'anima.


Non era strano che questo ricordo di tre anni avanti mi tornasse in mente ora, quando la mia mente ripugnava da ogni considerazione che non fosse il mio male presente e immenso?

Poi seguì al ricordo un'idea ugualmente strana: — per riprender la vita non mi gioverebbe tornar fra ragazzi quale un ragazzo? — Guardai Ortensia mentre chiacchierava.... Avevo visto un'anima.... Ma adesso Ortensia era sui diciassette anni; era una giovinetta; e come per tutte le altre della sua età, belle o brutte che siano, null'altro le ferveva negli occhi che la giovinezza.

Ancora deluso, in me svanì l'effetto di quel primo risveglio della memoria; scomparve l'idea che l'aveva seguito fugace al pari di un baleno; ripiombai nel vuoto.

— Ohe! Non risponde? — esclamò Ortensia quando fu stanca e, a una sua dimanda rimasta sospesa, s'accorse che non le badavo più. Aggiunse, malcontenta: — Mio Dio! che uomo!