Mi sembrò allora che la baldanza della giovinetta celasse un segreto timore; pensai ch'ella e forse altri dei Moser dubitassero di vedermi impazzire.

A confermarmi nel sospetto quella stessa sera, a desinare, Claudio si ricompose la barba come soleva in caso di pensieri molesti, e un po' oscurato nella faccia, di solito così serena, mi disse:

— Senti, Carlo: aut aut: o tu mi accompagni giù in pianura, tutti i giorni, a goderti con me trentacinque gradi all'ombra, o mi dai la tua parola....

— Ah! — interruppi — Eugenia ha detto anche a te che Sivori non è più quello?

Fu una dimanda aspra, con un sorriso amaro.

— Non c'entra Eugenia. Io, io, a ricordarmi che ho un amico a casa mia che s'annoia mortalmente e che per non annoiarsi è costretto a meditare su l'impossibile....

Scossi, annoiato, le spalle.

—.... un amico che non lavora come me, all'antica, più con le gambe che con la testa, ma un uomo moderno, che lavora solo di cervello e che è venuto da me per riposarsi e non può, perchè non ha distrazioni e non ne vuole, io ci patisco, perdio! me ne dispiace molto! Sforzati a cacciare il malumore....

(Sorrisi a udirmi attribuire soltanto del malumore....)

—.... Devi darmi la tua parola che uscirai dal covo, ti muoverai, andrai in paese, alla fabbrica, da qualche parte insomma, purchè quando torno a casa non ti veda con quel muso da Spinoza!