Non andrei a Molinella.
— Farò come Roveni. Andrò anch'io lontano a cercar lavoro; ma con minori speranze di lui!
— Vedete che non siete guarito? — la signora mormorò notando il modo delle mie parole. Scoteva il capo; e come un giorno aveva detto: «perchè Dio non v'ha dato una sorella?», ora disse:
— Se aveste una famiglia, vostra....
Questo dovevo udir io, da sua madre, senza rompere in pianto!
A desinare, dalle occhiate bieche di Claudio mi avvidi che Eugenia l'aveva già informato della mia decisione. Mi avvidi anche che n'era informata Marcella: Ortensia arrossì, guardandomi....
Quanto mi amava!
XXI.
Assistere alla commedia della vita col pianto nel cuore: anche questo è la vita!
Alla festa del XX settembre, in Valdigorgo, che avrebbe dovuto redimere il cavalier Fulgosi dal ridicolo in cui egli asseriva d'esser precipitato per colpa della moglie, anch'io risi; ma la comicità dei casi è solo nella mia memoria mentre ho vivo nel cuore il dolore che in me accompagnava la stentata ilarità. Sì gran dolore risento, da non poter indugiare nel racconto, quasi per un senso di profanazione. Tre immagini, del resto, importa solo che io rilevi dalle ricordanze di quel dì e le scorga nella lor propria luce: in luce d'amore, Ortensia; chiaramente perfida, Anna Melvi; nella penombra da lui sempre cercata, Roveni.