Non aveva certo l'aria di un provocatore; in quella sua calma però scorgevo il desiderio di metter carte in tavola. Sarebbe stata forse diversa la mia risposta se mi fossi ricordato del proverbio: «chi è in difetto è in sospetto»; ma gli scienziati, per quanto psicologi, han poco uso di proverbi. Sinceramente, senza attenuazione alcuna, risposi che potevo arrogarmi il diritto di giudicare la condotta di Anna, non la sua.

— Non credo — aggiunsi — che lei sia uomo da percorrere vie oblique, e non la credo affatto in una posizione falsa.

L'ingegnere disse: — Grazie; ad ogni modo, desidererei parlarle in proposito. Ma lei non viene mai a trovarmi alla fabbrica!

— Verrò domani; sarà la visita di congedo.

Non mostrò meraviglia della notizia e conchiuse: — L'aspetto.

Sulla porta m'attendevano le sorelle; e noi tre soli c'incamminammo per il paese. Nella maniera con cui Ortensia mi scrutava era evidente il pensiero: «Lei lo sa già il bene che le voglio. Non avrà una buona parola per me?»

Perciò essa aveva voluto restassimo soli; ma io, io, che avevo ceduto temendo lo scorgere degli invitati alla festa, non volevo piegarmi.

Mi risonavano all'orecchio le parole di Roveni; mi rimproveravo e insieme mi rinfrancavo pensando alla lealtà di lui; mi pareva nello stesso tempo che io avessi tardato troppo a frenar la passione di Ortensia; e ch'ella vi si abbandonasse troppo debolmente.

E non potevo dirle: — Se tu sapessi il bene che ti voglio!

Quasi strappandosi dai suoi pensieri, Ortensia esclamò: