Salvo, il cavaliere s'accontentò dei ringraziamenti che gli fece Marcella; poi s'accomiatò più frettoloso di quando era venuto.
— Dunque — disse Eugenia — tu, Ortensia, che fai?
— Vado all'Oratorio.
— Un capriccio!
— Con Sivori, ci vado!
— Meno male! — disse Marcella. — Un capriccio questa volta che ha una buona intenzione!
— Io vado con la mamma — interloquì Mino, che certo aveva qualche affare in paese. — Piuttosto, di', Sivori (e mi susurrò all'orecchio): — Mi prendi a Milano?
Risposi sogguardando a Ortensia, quasi per mitigare con la mia dolcezza l'asprezza di lei.
— Volentieri, caro amico! Ma la difficoltà più grande è il permesso del babbo. Bisognerà trovare una buona ragione o una grossa bugia.
Il fanciullo meditò a lungo, finchè quasi sapesse che a me non era più difficile quel che ancora era difficile a lui: