E quando, finita la messa, la vidi venirmi incontro con quel sorriso di dolore non più respinto, ma palese e quasi solenne, io era deliberato al pari di lei. Lasciammo sfollare; indugiammo per il sentiero risalutando chi oltrepassava e ci salutava.
Tra gli ultimi fu una coppia amorosa. La giovane arrossì; il giovane ci fe' un saluto confidenziale.
— Lo ravviso....
— È un operaio della fabbrica. — Ma sì dicendo Ortensia ristette. Non più vane parole!
— Domani, dunque.... È deciso?
Irremovibile nel pensiero, con il pensiero di fatalità che la parola comprendeva, risposi:
— È necessario!
Anche qualche passo procedemmo; Ortensia, a capo chino, oppressa.
Ma s'arrestò di nuovo raccogliendo tutta l'energia della sua volontà per guardarmi, parlarmi, dirmi con tutta la pietà, con tutto lo strazio del suo cuore nella voce:
— Carlo! Che cosa le ho fatto, io?