La guardai. Tacqui un istante.

— Senti! Senti che cosa mi hai fatto! — esclamai in uno sfogo di gratitudine e di passione. — Senti! Io ero un miserabile perchè non credevo più in me; desideravo la morte, la distruzione, il nulla; io era cattivo perchè invocavo a dividere un soffrire ignobile, per un egoismo feroce, un'anima buona, e cercavo una sorella. Ma la sorella vedeva sereno il cielo, ridente la terra, lieta come lei ogni cosa. Era tanto giovane! Sua madre era guarita, ed essa coglieva dei fiori, e cantava. E la giovinezza e la vita poterono più che l'apatia e la morte: io fui vinto: essa mi fece rivivere: mi ridiede la coscienza della vita.... Ecco che cosa mi hai fatto!

Oh quello sguardo, allora!

Continuavo:

— Ma io che farò per te?... Non è lontano il giorno che io scorgo, che io invoco per te, per i tuoi.... per lui, lui, che ti ama e ti vuol sua.... Io sento fin da oggi quel che t'augurerà quel giorno tuo padre. E tu sarai felice, perchè noi ti vogliamo felice! Tu dovresti essere felice, pienamente felice, per sempre! Ma se a Dio non bastassero le preghiere di tua madre; se contro il destino non bastasse il nostro volere; se mai in un lontano tempo la sventura passasse sul tuo capo....

— Carlo! Carlo!

S'abbandonò, rompendo in singhiozzi, disperata, al mio petto.

Io la risollevai un poco perchè, piangendo, vedesse nei miei occhi l'anima mia....

E la baciai nella fronte.

XXIV.