Tànn!... Uno.... Tànn!... Due.... Sei tocchi così. Fosse la campana di bronzo buono, o l'aria pura fosse più capace che altrove d'estendere, limpide e vibranti, le onde dei suoni, l'orologio di Valdigorgo cantava le ore. Rispondeva a colpi piccoli, nitidi, frettolosi, da lungi, quello di Paviglio.... Mezzanotte.

Io davo volta nel letto. A che pensare per non pensare a lei?

A quel che m'aveva detto Moser. Dopo desinare l'avevo affrontato nello studio mentre egli, allo scrittoio, faceva conti.

— Claudio: parto domattina con la prima corsa. Debbo essere a Milano nel pomeriggio; e ci sarò!

— A Milano? Benissimo! Sabato ci debbo essere anch'io. Puoi attendere. Ci andremo e torneremo insieme. — E si era rimesso a scrivere e a borbottar cifre.

Sapendo che irritarmi gl'impedirebbe d'irritarsi, avevo ribattuto in tono decisivo:

— Ti ripeto che io debbo trovarmi là domani!

Tredicimila e quattrocento lire.... Dicevi? Domani? Bene! Se è vero, va! Sabato però ci vedremo; torneremo insieme.

— Ti ripeto che mi converrà forse prendere la via del Gottardo....

Mattoni seimila!... I preventivi di Moser fallan di poco, caro amico! Gira e rigira, la spesa non sarà inferiore alle ventottomila lire.... Eh! Eh! proprio così!... Dunque? Ma che Gottardo! ma che Gottardo! Ti dovrebbe venire la malinconia di viaggiare, adesso! Non sai che tutto il mondo è paese ma che il più bel paese del mondo è Valdigorgo?; salvo il rispetto, s'intende, a Molinella, dove pure abbiamo riso molto...., col Biondo.... Ah! Mi dimenticavo le finestre; il ristauro alle finestre!...