— Zitto, per carità! — Ridevano sommessamente.
Ridevamo tutti e tre, proprio come se io fossi stato un loro figliolo a cui avessero fatto sì bella improvvisata.
Solo alla terza volta che rifece il conto della somma il Biondo spalancò le cateratte per veder bene il passaggio repentino di quella parte di sè stesso dalle sue alle mie mani; nè potè trattenere un sospiro.
Ma la cena fu gaia. Forse da un pezzo i vecchi coniugi non avevano cenato con cuore così pieno. Si comprendeva, a veder in che modo mi guardavano, l'una di sottecchi e l'altro di sotto le ribalte, che il merito di quella gioia era mio.
Quando fui per partire il Biondo mi trasse in disparte:
— I quattrini.... sono per il signor Claudio, è vero?
X.
Lieto che io avessi mantenuta la parola, il curatore mi accertò che nessuno potrebbe più mettere in dubbio l'onestà di Moser e che con l'arma a doppio taglio, preparata a strumento della sua perfidia, Roveni non potrebbe più ferire che sè stesso.
— Mi dispiace di non poterlo denunciare! — disse. — Le ha saputo far così bene, quel birbante! Ma se non avesse un documento che lo salva!...
«Sfuggirà anche a me?», io pensavo uscendo, verso il mezzodì, dallo studio del curatore. Prima di tutto però volevo veder Guido; dargli e ricever notizie. Quand'ecco, fatti pochi passi, m'incontrai.... Immaginate in chi! Nel cavalier Fulgosi!