Nella vecchia chiesa del paese, ove fanciullo io avevo pregato a fianco di mia madre, si celebravano nozze solenni. Il Biondo gongolava; la Rita piangeva di gioia.... Poi la chiesa con tutta la gente scomparve, e vidi una nota camera: Ortensia, con me, entrava pallida e arridente sposa nella camera dove mia madre era morta.

II.

Verso la fine d'aprile ricevei una lettera di Claudio per la quale mi convinsi sempre più che la fortuna lusingava e confermava le mie speranze.

Mi giungeva quella lettera in un giorno così luminoso di primavera! Leggendola su la porta di casa, con avanti a me il prato pieno di fiori, mi balzava il cuore quasi a un portento.

Claudio mi pregava d'informarmi, con prudenza, se davvero si era costituito in Bologna un consorzio delle fabbriche di laterizi poste su le rive del Reno, e se davvero cercavano un direttore. Solo nel caso che queste notizie, da lui avute in segreto da un antico cliente, fossero certe, io avrei dovuto presentarmi al proprietario d'una delle fabbriche, che egli mi nominava, e fare il suo nome.

Come se tutto ciò fosse più che sicuro, e Moser già prescelto all'ufficio desiderato, pensai che i Moser verrebbero a dimorare vicino a me, a un'ora e mezza di viaggio. Figurarsi con che fretta corsi a Bologna!

Le notizie non erano del tutto conformi al vero. La concorrenza, che aveva rovinato Moser, angustiava anche nell'Emilia gli industriali in laterizi, e tra essi era corso il progetto di un concordato.

Ma due o tre dei più potenti non avevano ancora acconsentito e non parevano ben disposti. Perciò quelli che avevano fabbriche presso Bologna vagheggiavano una società fra loro. Le cose erano solo a questo punto quando io con un biglietto di presentazione, prudentemente richiesto ad un amico, mi recai dall'industriale nominato da Moser. Ma non ero un diplomatico, io, quale il cavalier Fulgosi; e dovendo dar ragione della mia visita, sostituii l'audacia alla prudenza e dissi a dirittura che l'ingegner Moser non sdegnerebbe assumere la direzione tecnica della nuova società, se si costituisse.

— Moser? — esclamò il mio interlocutore — Moser che aveva la fabbrica a Valdigorgo? Quello che ha perfezionati i forni Hoffman?

Avevo fatto colpo. Subito dopo, l'altro cercò di attenuare in me l'impressione della sua meraviglia osservando, con bel garbo, che il fallimento del mio amico non lo raccomandava troppo.... Opposi che Moser non si raccomandava quale amministratore, sebbene io sapessi che la colpa della sua sventura economica non era tutta di lui: si raccomandava come tecnico; e non dubitavo che qualche industriale di Lombardia o Piemonte non tarderebbe ad approfittare dell'opera sua. L'interlocutore fece una smorfia. In conclusione, dopo la visita e l'inchiesta, potei scrivere a Claudio un modesto: «Chi sa?». Ma non potevo credere che il nome e l'offerta di Moser dovessero affrettare la costituzionale della società anonima: Fabbriche di laterizi in Valrenana.