Un telegramma mi richiamava a Bologna pochi giorni di poi. Si voleva sapere da me se mai...., se nel caso poco probabile, del resto, che si componesse la società...., l'ingegner Moser avanzerebbe pretese molto alte....: quale direttore tecnico.... solo tecnico.... Una domanda quasi per semplice curiosità: senza impegno! senza impegno!

Risposi che se la intendessero con lui; e s'intenderebbero forse.... (io almeno lo credevo...., speravo....) s'intenderebbero facilmente.

Passarono alcuni altri giorni senza che sapessi più nulla in proposito; finchè una cartolina di Claudio mi annunciava che egli veniva a Bologna a concluder l'affare.

Chi l'avrebbe mai detto? Costì, di dove partii per cominciare a far soldi, ci vengo par ricominciare!

Ma io non potei andar a Bologna nè egli recarsi a Molinella; non ci vedemmo.

Altro silenzio; un silenzio tuttavia pieno di questa attesa: «verranno tutti a Bologna!»

Per un po' di tempo parve invece che Claudio volesse stabilirsi a Bologna solo, ed Eugenia, Ortensia e Mino dovessero far famiglia con Guido e Marcella. Finchè Eugenia mi scrisse:

Ortensia non vuol restar lontano da suo padre. Non le importa affatto di abitare in città anche d'inverno. Aiutate Claudio a trovar una villetta per noi, in un sobborgo vicino al luogo dove Claudio avrà l'ufficio.

Feci subito ricercare un'abitazione, che convenisse, nel suburbio a destra del Reno.

E non trovai. Ma Claudio, nei pochi giorni che precorsero alla sua assunzione all'impiego, cercò e trovò: una, villa — egli mi scriveva — a poco più di un chilometro dalla fabbrica ove risiedeva l'ufficio principale. Neanche distava molto dal sobborgo, ove Mino andrebbe a scuola; ed era prossima alla ferrovia, alla strada carrozzabile, alle botteghe, alla chiesa; e, quel che più importava, in bella e buona posizione, quantunque in pianura, e tutta rimessa a nuovo. Sembrava l'avessero fatta a posta per lui! Si chiamava nientemeno che la Ca' rossa!