— È un'impressione curiosai — disse Ortensia. — Qui, a me, mi sembra di udire la vita come se fosse lontana, lontana, fuori di me.... Non so spiegarmi!...

Indugiò prima di aggiungere:

— Mi sembra di udirla da una tomba. Claudio tornava; e Ortensia, chiamata dalla madre, ridiscese.

— Che te ne pare di quella bambina? A vederla così pallida mi strozzerei — disse Moser, in cui era cessato l'impeto di pocanzi. — Ma qui avrà del sole, dell'aria, del verde.... Purchè non le dispiacciano questi luoghi! Tu credi che non le dispiaceranno? che tornerà bianca e rossa..... come lassù?

— Certo!

— Falle un po' di predica. Voglio vederla correre; sentirla cantare....

Infatti egli mi lasciò ancora solo con lei alla ringhiera, appena essa ebbe riposta nella camera della madre la roba portata di sopra.

— Ortensia — le dissi francamente. — Bisogna dimenticare e riamare la vita!

Esclamò:

— Dimenticare? Ma la mia vita è nei ricordi! Voglio ricordare tutto il bene che ho perduto, tutto il male che ho imparato! Quando non comprendevo nulla, quand'ero una ragazza senza giudizio, godevo di essere così; ora godo d'aver sofferto e di soffrire! Non c'è anche la voluttà del dolore? Io almeno, la provo. Voi, no?