E sorrise diversamente, cercando invano di mitigare quell'acerbezza. Proseguì:
— Sivori adesso mi consiglia una cosa da nulla: amare la vita! Andiamo! ditemi voi come si fa.... Che cosa si deve fare per mettere in pratica il vostro consiglio?
— Amare! — risposi. Non avevo trovata altra risposta; e il rossore che mi corse al viso e il tremito della mia voce le dissero quanto io l'amavo ancora.
Mi fissò; vedendo che non s'ingannava chinò gli occhi. Indi riprese:
— Sarà un destino anche questo: che non s'intendano fra loro neppure le persone più affezionate. O la colpa è sol mia? Certe volte non comprendo nemmeno mio padre. Sono cattiva! Non comprendo come mio padre possa scherzare, fingersi allegro. E la fede della mamma, la sua rassegnazione, la sua religione mi fa dispetto, alle volte!... Dunque sono cattiva! Ma lasciatemi come sono; non mi inasprite di più se non potete comprendere il veleno che ho nel cuore, nel sangue!
— Tu hai sofferto molto — ribattei con fermezza —; ma il bene che noi ti vogliamo è più grande d'ogni male che hai patito; il nostro affetto ti guarirà!
Mi fissò di nuovo per un istante. Quella mia fermezza le significava, più che speranza, una fede sicura; e la meravigliava, la stupiva.
— Non ci comprendiamo più — mormorò.
— Perchè? — le chiesi con forza.
— Oh Sivori; una spiegazione ci farebbe tanto male!