Così, appena il primo libro gli fu restituito, Gaspare ne portò uno nuovo di stampa; e via via. Discorrevano di romanzi. Ma come discorrere di romanzi senza parlar d'amore? Parlavano d'amore. Che se non sempre si trovavano d'accordo intorno al carattere delle eroine e degli eroi, sempre però convenivano in un punto: non essere possibile innamorarsi davvero senza commettere qualche sproposito. Orbene, Gaspare un pomeriggio si rinchiuse nella sua camera stupito, sbigottito: non di sentirsi innamorato della signora Silvia, che non c'era da meravigliarsene (per la solitudine del suo cuore dopo la perdita dolorosa, e per la stagione in cui erano: di primavera), ma stupito dell'aver scoperta innamorata di lui la signora Silvia!

Subito, di rimbalzo, tornò al ricordo dello zio; e subito, coll'intelligenza di un innamorato, egli scorse che all'articolo del matrimonio lo zio aveva avuto a un tempo ragione e torto.

«Gli scapoli sono ingannati, o, che è peggio, ingannano». Certo: ma non eran quelle donne lì, tanto soavi e infelici, che ingannavano gli scapoli; eran quelle altre! Del resto, se per regola ingannare sembra peggior cosa che essere ingannati, ingannare un Tredòzi non era ingannare un amico o un marito che non meritasse di essere ingannato. Un'eccezione, insomma; della quale lo zio moribondo non aveva avuto tempo di avvertire la possibilità, e per la quale il nipote compirebbe un'opera quasi pietosa confortando una povera donna.

— Io l'amo! — Gaspare esclamò senza più temere di commettere uno sproposito, e tuttavia abbastanza sicuro che un tale amore non trasgredirebbe al buonsenso fino a divenire una passione.

E l'indomani, interrotta la signora che, nervosa, con un tremito alle palpebre, prolungava un discorso vano, egli, col tono di un peccatore che si confessa o di un infermo che palesa il suo male al medico:

— Signora — disse d'improvviso, — io.... l'amo!

La signora Silvia impallidì, lo guardò attonita; s'alzò, ricadde; si nascose il viso fra le mani, e — oh gioia! — si mise a piangere.

V.

Gaspare Bicci non si era mai proposto il pericoloso mestiere del conquistatore: nè mai si sarebbe imaginato di navigare per il mare della colpa a vele così gonfie, con tanto vento in poppa e a sì grande velocità. Troppa grazia! Perchè una mattina Silvia gli gettò le braccia al collo in un impeto d'allegrezza annunciando: — Siamo liberi!

C'era da spaventarsi. Liberi?... come?