— E che la facciano!
Egli cercò inanimirla; e tanto disse, che lei accondiscese. Pur mentre incoraggiava, quella giusta apprensione degli scherni che turberebbero forse per anni la loro pace; quel timore dell'avversione o della condanna pubblica, toglieva ardimento a lui stesso e l'induceva, il dì dopo, a interrogare l'arciprete. — A costo di spender qualche cosa, non si potevano evitare le pubblicazioni matrimoniali? —
— Impossibile!
L'arciprete però fece coraggio a Fulgenzio: — Non badassero a rispetti umani! —
— Un po' di meraviglia in principio, eppoi smetteranno.
— È quel che dico anch'io.
Altro che meraviglia! Fu stupore, fu ilarità mal repressa per tutta la chiesa quando l'arciprete disse dall'altare:
— Si pubblica per la prima volta la domanda di matrimonio di Fulgenzio Landi con la Violante Stradelli vedova Faziòli.
E, dopo, la fidanzata non osava più uscir dalla porta di casa, avvelenata in casa dalle canzonature dei nipoti e dei pronipoti; nè il fidanzato osava cercarla. Essa ignorava in che modo resisteva lui alla tempesta. E Fulgenzio sorrideva e taceva.
«Presto o tardi smetteranno!»