Altro che smettere! Dio sapeva quel che preparavano per il dì delle nozze!

Fortunatamente l'arciprete ebbe un buon consiglio; e allorchè, nel gran giorno, la gente accorse alla prima messa per assistere allo sposalizio, apprese che da due ore gli sposi eran già fatti e che già erano a casa loro.

— Stamattina ce la siam cavata — sospirava la Faziòla. — Il peggio sarà stasera.

Ripeteva Fulgenzio:

— Non ci pensate.

Intanto si vedeva che lui ci pensava.

Attendevano, intanto, a riordinar la casa, oh senza alcuna smania di sposi novizi!: irritati, al contrario, che a loro due, così quieti e consapevoli degli anni e dei malanni che portavano addosso, il mondo attribuisse simili sciocchezze.

Molte erano le faccende. Anzitutto, il letto, primo talamo della Faziòla, da riconnettere; e i pagliericci da riempir di foglie, e i cuscini da rifare; quindi, ripulire le masserizie, riordinare e spartire la biancheria e i panni che meritavano rattoppi; e nettar la cucina in modo che non ci fosse da vergognarsi nemmeno se v'entrassero l'arciprete e il fattore.

— Ah le mani d'una donna! — diceva Fulgenzio strofinando, dentro, il paiolo.

Inoltre, si prepararono il desinare di nozze con le tagliatelle in brodo e il lesso.