— Io no: io non mi fido di nessuno! Volete vedere dove li tengo, io?

Salirono nella camera del talamo. Ivi lei, rimestato che ebbe in fondo alla cassapanca, elevò la calza trionfale, sonante e gravida del gruzzolo; e disse, sgroppandola e riversandola sul letto:

— Contiamoli. Non so neanche quanti me ne abbia.

Il marito aveva le lagrime agli occhi men per la gioia che per il rimorso di quel suo dubbio, che la donna l'avesse sposato per interesse. In un'occhiata si vedeva che dei quattrini n'aveva più lei!

Altre lagrime, non di gioia, non di rimorso velavan gli occhi della moglie.

— Sono quei pochi — disse — che mi rimasero dopo la morte di Faziòli, e quelli che misi insieme a vendere la roba quando perdei il ragazzo.

Ma se fosse vissuto il suo figliuolo, oh no, non avrebbe pensato a rimaritarsi, a cinquant'anni!

— Povera la mia Faziòla! — esclamò, intenerito, Fulgenzio.

Per impedire ogni tenerezza e per sottrarsi alla dolorosa memoria, lei ripetè:

— Contiamoli.