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Ora ascolta come parla uno il cui pensiero è bruciato dall'ambizione.
«L'orgoglio e l'ebrezza del suo duro e pertinace lavoro; la sua ambizione senza freno e senza limiti constretta in un campo troppo angusto, la sua insofferenza acerrima della vita mediocre, la sua pretesa ai privilegi dei principi, il gusto dissimulato dell'azione onde era spinto verso la folla come verso la preda preferibile, il sogno d'un'arte più grande e più imperiosa che fosse a un tempo segnale di luce e strumento di soggezione, tutti i suoi sogni insaziabili di predominio, di gloria e di piacere insorsero e tumultuarono in confuso abbagliandolo....»
Modestia: — Cieco! Quanto doveva essere infelice, questo peccatore!
Réclame: — Al contrario, felicissimo: perchè la felicità è tal cosa che l'uomo deve foggiare con le sue proprie mani su la sua incudine; ed egli, il peccatore, in certi momenti, vedeva bene che il mondo era suo!
Modestia: — Con tutto il rispetto, io non lo credo! In letteratura i fabbri potranno bearsi a batter le frasi perchè diano faville; ma nella realtà le faville, se non acciecano, vanno a finire in niente, proprio come questi sogni letterari!
Réclame: — E che importa se ti paion sogni? Purchè tu ne sia esclusa.
Modestia: — Ma anche lei, signora...; mi permetta dirle che anche lei ne è esclusa. Non è mica la Gloria lei!
Réclame: — La Gloria è un'illusione, di cui io sono la realtà! Vedi? Tu stessa non ragioni più, perchè madama Ragione, tua bisavola, è morta, non solo in arte, da un pezzo!
Modestia: — Però io spero che non tutti i letterati d'Italia vagheggeranno conquiste d'arcipelaghi o invocheranno il dio Terremoto.