Bel colpo!; che Gianni ricevette senza ribattere.
— Sapete voi perchè gioco? — ella continuava.
Cosa poteva saper lui, che non sapeva neanche perchè si fosse innamorato così?
— .... Gioco perchè l'alcoolismo in una donna è turpe; perchè se sono religiosa, non sono bigotta, non ipocrita nè egoista; perchè (e qui la bella voce s'inteneriva), perchè quando mio marito m'ebbe abbandonata sola al mondo, io, che l'amavo perbene, non gli sarei sopravvissuta e mi sarei lasciata struggere dal dolore se non avessi trovato scampo e consolazione in una passione onesta. Inebriarmi? Schiodar Cristi? Mai! Il mio Vittorio m'aveva insegnato lui il faraone, il macao, il tresette, i tarocchi, la scopa!... — E sgorgarono le lagrime; piovvero lagrime sul fazzoletto.
— Perdono, perdono! — scongiurava Limosa, pari a un eroe da romanzo, afferrandole una mano e coprendola di baci; mentre si chiedeva: «Debbo mettermi in ginocchio?»
— .... Perdonatemi! — riprese. — La colpa è proprio della mia inesperienza! Se io fossi avvezzo a innamorarmi, non invidierei le carte e non desidererei per me quel che date a loro; mi negherei il diritto di ingelosire; riconoscerei il mio torto di amarvi tanto; mi persuaderei ch'è pazzia voler persuadere una donna che.... che.... Mi fate impazzire! Parola d'onore, impazzisco!
In fatti si stringeva il capo tra le mani. Onde, al suo solito modo, Claudia un po' s'affliggeva e un po' godeva.
— Allontanatevi, amico — ella consigliò buona buona. — Guarirete.
— Allontanarmi? Ma se per venire dalla mia villa alla vostra non ho cavallo che corra abbastanza! Se fin Luisella mi sembra una tartaruga!
— Distraetevi.