— Già, mi distrarrò! — egli disse alzandosi e sospirando. — Mi distrarrà o il vino, o la religione, o.... una rivoltella!

— Limosa! Gianni! — gridò impaurita la signora trattenendolo. — Che discorsi sono questi? Fermatevi, Gianni, per carità!

Egli la guardava tra minaccioso e meravigliato che ci fosse da spaventarsi in quella maniera. Finchè lasciò trarsi per il braccio, dolcemente.... Dove?... A un tavolino.

— Sedete! Ubbidite!

Ubbidì.

— Ora — ella conchiuse ridente, bellissima — v'insegnerò io, signorino, come si gioca a scopa!

III.

Ma studiando indefessamente, sin quasi ad ammalare di neurastenia, otto giorni dopo Gianni aveva imparato anche gli altri giochi d'ingegno e d'azzardo che appassionavano la signora Verbani, e s'era deliberato a questi termini: «O io rovinerò lei, o lei me; e verrà il giorno che, per rimorso, o per gratitudine, o per necessità, Claudia maledirà le carte e un prete benedirà il nostro amore.»

Con Luisella, la puledra, Gianni Limosa non sarebbe venuto mai a un tal patto:

«io accopperò te; o tu, me.»