— Numero...!: due!
Il professore scosse le spalle; mise il biglietto in tasca e si mosse. Già era disgraziato in tutto! Del resto, quand'anche vincesse, bella consolazione! Non un premio di lotteria l'avrebbe mutato d'infelice in felice, nè avrebbe diminuito a' suoi occhi il dolore universale.
— Numero...!: ventisei!
Piuttosto invidiava un suo collega, il quale ora ciarlava appunto con quella mamma e quella bionda figliola così pietose. Gli sarebbe piaciuto di tentare un po' l'anima della ragazza in qualche poetico discorso e avrebbe voluto esserle presentato dal collega; ma, disgraziato sempre, non osava nemmeno accostarsi al gruppo.
— Numero...!: quattrocentododici!
Eh? Che? Quattrocento...? Non era il suo? Sì sì: l'aveva lui, il professore Riccardo Biscaglia, il 412!
— L'ho io! — E lo mostrava. — Io!
— Bravo! — gridò dal gruppo il collega.
Biscaglia avanzò, rosso in viso, coraggiosamente. Ma diè indietro alla vista del premio.
L'agnello!