— Cosa vuoi fartene tu? — chiese l'altro.
Onde Biscaglia parlò, rosso rosso:
— Se la signorina mi permettesse.... Ella potrebbe averne maggior cura di me.... Io non ho moglie....
— Ma sicuro! E non ha nè erba nè ovile — disse l'altro.
All'offerta, la figlia guardò la mamma; la mamma annuì; ringraziarono; e il candore e l'innocenza, avvolti di nuove carezze, passarono dal professor Riccardo Biscaglia al soave dominio della signorina Irma Crocchi.
*
Più e meglio che alla follia, Riccardo Biscaglia s'innamorò assennatamente; perchè era un amore nato da un affetto non cieco: dall'ammirazione della bontà; perchè più che la bellezza aveva potuto sul suo cuore quella prima vista della signorina Irma nell'attitudine compassionevole. La bellezza è caduca; non la bontà, se spontanea; non la gentilezza, se sincera e nativa. Essere amato da tale donna forse non sarebbe stato consolazione ad ogni travaglio, ad ogni dolore, ad ogni fatica, a tutti i danni della vita? A tutti, forse no; per la fatalità del dolore umano; ma a molti sì. E ahi! Riccardo Biscaglia, per quell'eterno conflitto che alimentava in sè stesso, vivrebbe e morirebbe scapolo. Infatti quell'angelo che era la signorina Irma non poteva essere che troppo povera. Ma egli l'amava. Ma egli aveva l'obbligo di una visita alle signore che avevano accolto il suo dono.
Deliberò di adempiere a questo dovere, e solo per accertarsi e mantenere con maggior forza il cervello a posto, chiese a quel tale collega: — Le Crocchi non han mezzi, eh?
— Han qualche cosa.
Oh! Nè povera nè ricca! Era l'ideale nella realtà!