Per altro, quell'ardore e il compiacimento di quell'ardore patirono presto il freddo dell'ignara noncuranza della dama, la quale aveva due grand'occhi solo per vedere, non per osservare; e poichè egli non fallava più, tal cura e tal forza metteva nel servirla, essa non aveva neppur più ragione d'immergergli le dita tra i capelli.
Fino a quando essa avrebbe dunque ignorate le sue pene?
E col volgere dei mesi l'affetto di Ugo s'andò come condensando in modo più virile; onde la sua fantasia, cedevole ai richiami e agli impeti dei sensi riscaldati dal primo e precoce calore della giovinezza, l'abituava a desiderare nella bella donna le delizie corporali e le gioie della colpa. A poco a poco egli perdette, così, la baldanza, il coraggio, la fede del suo amore; e il timore lo prese che il sire ne scoprisse il segreto e l'intenzione.
Passarono mesi; passò un anno. Ma quanto più gli diminuiva la speranza, tanto più cresceva in lui la bramosia di essere soddisfatto.
Madonna Ginevra era sempre bella e fresca: rosa fresca in tutta la sua bella fioritura. Come spesso, dopo la cena, Ugo sorprendeva afflitto certe occhiate desiose del marito a lei! Con che travaglio percepiva negli occhi e nel riso di madonna gli assensi e le promesse! Il desiderio sensuale, non più vago e dimesso ma deciso e tempestoso, affaticava l'animo del valletto non più riposato nei primi propositi; e il pensiero di rimettersi al futuro gli diveniva un ritegno insufficiente e un'attesa intollerabile. Già si sentiva morire d'amore; avrebbe alla prima buona circostanza rivelata alla dama la sua passione sconsolata.
Avvenne che una mattina, montando il suo cavallo migliore e seguito da scudieri in vesti nuove, il sire di Ripalta partì per una festa. Quantunque fosse quello il giorno aspettato dal valletto con penoso e lungo desiderio, tuttavia appena il signore fu scomparso al basso del colle, tra le macchie, egli, nell'imminenza della felicità se l'assistesse la fortuna, o del suo ultimo malanno se madonna non volesse ascoltarlo o mancasse a lui il coraggio d'ottenere ascolto, provò un turbamento grande di paura. Pensava: «Prima di notte le dirò tutto. Le dirò il bene che le voglio. Ma come comincerò?»
E il sole cadeva che non aveva ancora trovato il modo acconcio per incominciare. Quando però, la sera, si fu accorto che la padrona era entrata nelle sue stanze, non più dubitando salì, s'introdusse guardingo, spinse francamente quella porta.
Madonna Ginevra, già sciolti i capelli e un po' discinta, sedeva su la cassapanca: alzati, al rumore, gli occhi sonnacchiosi, riconobbe Ugo e componendosi la veste in fretta, tra sorpresa e sorridente disse: — Vieni, vieni. Cosa vuoi?
A Ugo, rinfrancato, precipitò in mente la dimanda che s'era proposto di far dopo, e raccolto il fiato bastevole per non restare a mezzo, chiese:
— Madonna, se chierico o cavaliere, borghese o valletto, non importa chi amasse da gran tempo una bella donna, damigella o dama, contessa o regina, non importa chi, e non avesse cuore di dirglielo, sarebbe savio?