La domanda piacque a madonna, lieta non ostante l'assenza del marito; e per burlarsi del ragazzo, gli rispose: — Sarebbe stolto. Anche un valletto, purchè fosse bello e valente come te, dovrebbe parlare. Chi ama non sia vile; e ogni donna, anche una regina, n'avrebbe almeno almeno compassione.
Ugo con tutta l'anima bevve quelle buone parole e quasi ebbro di gioia esclamò: — Madonna Ginevra, ecco! sono io! Come ho patito, io, per voi! Aiutatemi, madonna!
La dama non rise: non credè che il ragazzo volesse burlarsi lui di lei, perchè gli scorse la passione in faccia; anzi indispettita d'essersi lasciata cogliere e offesa da quell'audacia, gridò severa: — Ah, ma tu sei matto! Che mi vai cicalando con le tue fole? Che so io dei tuoi amori? Che cosa mi hai chiesto? Che cosa l'ho risposto? Vattene, vattene! Oh come godrà il sire quando glielo dirò! Vattene!
Stordito, con gli occhi spalancati e disperati, Ugo non si mosse. Nel tumulto dei pensieri, ebbe forza di cercare la suprema invocazione alla pietà della dama, l'affermazione estrema del suo amore e una minaccia quasi di vendetta all'acerbità di lei; e disse: — Voi mi sgridate così, e la colpa è vostra. Perchè non mi ammazzate piuttosto? Meglio morire!... In fe' di Dio, io non mangerò più finchè non mi avrete accontentato! — E con un'angoscia che pareva lo strozzasse, uscì di là.
Madonna Ginevra rise forte e pensò: «Oh che gli è venuto in mente a quel ragazzo?»; poi, nello spogliarsi, guardandosi, rise e ripetè: «Cosa gli è venuta in mente?»; infine, si distese sotto le lenzuola e, come il marito era lontano, s'addormentò senz'altro pensiero, col riso su le labbra.
Ugo invece, che se avesse pianto avrebbe sfogato tosto il suo rovello, per non piangere si dimenò a lungo nel letto e non riuscì a chiudere occhio prima d'essersi convinto che la prova che si era imposta era degna d'un cavaliere innamorato, se era prova che davvero gli metteva in pericolo la vita. Ma al risvegliarsi, la mattina, ebbe fatica, quasi pena a riandare il fatto della sera innanzi; capì d'aver commessa un'imprudenza; credè fino d'aver commesso un grosso errore, fino un'azione da ragazzo; e si provò a dimenticare. Non poteva: in che modo comparire al cospetto di madonna? E l'amore gli diè ragione; gli rinfocolò la fantasia; gli fece parer eroica la deliberazione presa. Quando furono a cercarlo disse: — Ho un gran peso qua — segnava lo stomaco —; non potrò più mangiare. — E non si alzò.
Il giorno dopo madonna chiese del valletto. — Non ingoia nulla — risposero. Nè egli cedè ad alcuna preghiera o ammonizione. E il terzo dì una serva gli portò una tazza di latte appena munto, spumante, che faceva voglia, e un'altra un ovo ancora caldo. Ma chiudeva gli occhi e rifiutava. Anche, tardi, il maggiordomo fu a trovarlo e gli porse, dondolandolo per il gambo, un grappolo d'uva primaticcia con acini neri e grossi, vellutati da una bianca nebbiolina tra altri ancora rossi ed in agresto: egli lo divorò un momento con gli occhi, resistette e lo respinse.
Allora il maggiordomo venne dove madonna Ginevra, che quel giorno non cantava, ricuciva un vecchio saio, e mentre ordinava alcune cose per la stanza, quasi fra se, il vecchio disse:
— Tornerà il padrone; ma non staremo allegri.
— Perchè? — chiese con simulata indifferenza la padrona.