— Basta — concluse con un sospiro mentre raccoglieva le carte dal desco —; domenica, se Dio vuole, non avremo da passare su tutti quei sassi come gli altri anni....

Carlone levò gli occhi dalle carte e glieli piantò in faccia a mo' di chi stando su l'avvertita discopra il tiro.

Pallido, il curato seguitò senza guardarlo:

— Andremo all'oratorio....

Ma aveva appena compiuta la parola che Carlone lasciò cader forte il pugno sul deschetto, gridando:

— Ah questa volta il suo ingegnere non se la cava! Finchè campo io, glielo dica a mio nome, non se la cava!

— E c'è da stizzirsi? — ribattè dolcemente il curato, rosso d'ira.

Tacquero. Poi zitti e cheti ripresero le carte e giocarono.

.... Ogni giorno, dopo la partita, Carlone accompagnava il prete fino alla siepe; quel dì l'accompagnò oltre la siepe, per il sentiero. Intanto che andavano, l'uno aspettava che l'altro parlasse; e pensavano entrambi: «Tocca a lui a tornare nel discorso.» E finalmente Carlone si fermò.

— Ci rivedremo, signor curato. — La sua voce pareva di pentimento.