Malcontento anche era rimasto quel contadino dell'ingegner Stoia a cui Carlone, quando abbattevano la quercia, aveva ingiunto di tirare innanzi senza pensiero degli affari altrui. Quegli aveva sperato di venire a dirittura alle mani e, deluso, per vendicarsi e ingraziarsi il padrone disse al bottegaio che avrebbe da guadagnar soldi chi schernisse, la domenica, Carlon de' Carli. Uno scherno per cui gli calasse la boria: non già da fargli del male.

E il bottegaio, che aveva tanto professata e vantata la sua neutralità, per far quattrini strinse in segreto patto i suoi tre avventori più a corto di quattrini: Remigio lo zoppo, che aveva indole non del tutto buona; Anacleto dell'Orto (attenti ai nomi!), un millantatore; e Silverio detto, per scempiaggine, il Chiù.

È vero che questi avevano promessa fede a quelli della Madonnina, ma di ciò non è a far gran caso; giacchè anche per simile genia di fedifraghi o traditori, tutto il mondo è paese.

V.

Mai con più lena il campanaro di Rioronco s'attaccò alla corda delle sue campane festaiole; mai i parrocchiani d'ogni età e d'ambo i sessi godettero più di allora in un consenso d'allegrezza, nell'attesa dei vesperi solenni al dì di San Michele; mai più di quel giorno il Santo nell'atto di configgere la lancia sul serpente (di stucco anch'esso) sembrò sorridere dall'altar maggiore e dire a' suoi protetti: All'inferno il demonio!; sia pace e gioia a voi, uomini e donne di buona volontà!

Fino il curato era allegro; perchè lo scisma ridotto a quell'innocente bipartirsi della processione, accresceva magnificenza alla festa; significava come due prove di fervor religioso in una volta o due modi di onorare pomposamente il Santo.

Ma pienamente felice era Carlone: libero di timori, libero di rimorsi; orgoglioso del suo panciotto damascato e della giacca di velluto e più orgoglioso che la nuora priora fosse tutta vestita di nero col velo bianco, quando la rettora non aveva che un abito di lana verde. Suo giudicava il trionfo: tale che aveva permesso a quelle delle «figlie di Maria» ch'erano rimaste al suo partito di andar con le altre, bastandogli al fasto della sua parte le tre «compagnie»: quella di San Vincenzo, con le mantelline rosse, quella di San Martino, con le mantelline gialle; e quella di San Giorgio con le mantelline celesti. Poi, gli parve che i suoi sonatori e i suoi cantori avessero più fiato degli altri quando la processione s'incamminò e lui e la priora si mossero dal loro luogo con la stupenda «fioriera» da portare alla Madonna. Così cantando inni e sonando, fra i doppi delle campane e lo scoppiar dei mortaretti, e fra l'ammirazione degli spettatori, la processione partiva dalla chiesa.

In questo mentre i due soli carabinieri venuti dalla stazione della Pieve erano corsi innanzi, all'angolo del bivio; e si eran messi là, immobili, di malavoglia. Ciò che stava per succedere e di cui tardi avevan avuta notizia e, più che interrogando, ascoltando le voci della folla, li teneva perplessi; maledicevano il Governo timorosi d'un disastro. Ma quando la processione giunse al bivio e sostò, non accadde che un po' di subbuglio nel separarsi delle due parti e nel comporsi di ciascuna processione in capo alla propria strada. Alla prima, ubbidendo a Carlone, precedette uno dei lampadari per far le veci del crocifero o del portastendardo: súbito dopo si mise la prima «compagnia di San Martino»; poi i cantori e i suonatori; quindi la numerosa «compagnia di San Vincenzo», a cui seguirono, come preceduti da quella «guardia del corpo», il priore e Carlone con la corona dei fiori finti, e dietro la terza «compagnia» e il seguito delle donne e dei partigiani. Alcuni di questi s'abbandonavano a una commozione di riso; altri avevan le lagrime agli occhi. Un po' a stento, eppur bene, si formò la seconda schiera: le figlie di Maria presero il posto delle «compagnie» dopo ai cantori e ai suonatori, e nonostante che il cappellano dicesse: — aspettate! aspettate! — le vergini ripresero l'inno con voci acute e alte, quasi per sfida, appena udirono dall'altra parte l'intonare della musica. E si avviarono anche i preti col Santo.

Per tal modo, in mezzo ai curiosi e dinanzi ai carabinieri, passavano lentamente le due file rivolte alle lor mete diverse. Ma passate che furono, i carabinieri avanzarono, e certi entrambi del da fare, come per un accordo che non avevano conchiuso, l'uno si volse a destra e l'altro a sinistra. Di che, meravigliati a vicenda, dissero a una voce: — Di qua! —; ciascuno non trovando ragionevole l'errore del compagno.

L'uno era piemontese, l'altro toscano, nè tra quei due bravi giovani c'era mai stata parola a dire da quando si trovavano nella stessa stazione e da quando infrangevano insieme il regolamento per far all'amore a certa cascina dove avevano due belle ragazze, una per uno.