— Io? — ribattè il Sartoretto. — Fare i miei comodi! e tira via, milordo, che è ora!

Il milordo gli lasciò andare uno sgrugnone: il colpito l'afferrò, e, accapigliati, caddero. Tutto ciò in minor tempo di quanto bisogna a raccontarlo; così presto che, quantunque costrette anch'esse ad arrestarsi, le ultime ragazze e i preti non avrebbero pensato a una lite se non avessero visto accorrere di qua e di là coloro che speravano dividere i contendenti.

— Cosa c'è? cosa è stato? Avanti! avanti!

Di dietro, chi spinge; chi interroga; chi allunga il collo: arriva don Sigismondo. Ma d'innanzi, le prime ragazze si son voltate; il crocifero chiama lo «scalco»; questi, che giungendo un momento prima avrebbe subito fatto largo, ora lascia andar bastonate alla cieca sui litiganti e sui pacieri: e un paciere afferra lui; e lui, perduto il mazzuolo, invoca aiuto. Don Sigismondo intanto con le mani nei capelli e gridando misericordia torna indietro, verso i colleghi e il curato; e i suonatori e i cantori corrono innanzi ad aiutare il crocifero e il vessillifero, che son corsi ad aiutare lo scalco.

Chi l'avrebbe mai detto? Parve una scintilla in un pagliaio; forse perchè, alle esortazioni e alle preghiere di don Sigismondo, i sacerdoti furon concordi nel pensiero e nell'errore di riportare il Santo all'Oratorio; e tutta quella gente rimase come senza ritegno, senza rispetto a nulla, senza timor di Dio. Accesa da un'improvvisa voglia di combattere, la folla precipitò d'ogni parte alla mischia; addosso ai cantori e ai suonatori o a chi capitava, capitava. Addosso! addosso con i ceri, con giannette e randelli e pugni; e bòtte da orbi. Ci furono fratelli che diedero pugni ai fratelli; padri ai figli, e figli ai padri; ci furono anche molti che nei giorni di poi confessarono d'aver creduto di combattere con quelli della Madonnina; e molti che confessarono d'essersela goduta un mondo a battere con le mani e coi piedi non sapevano chi, ignari affatto della causa che aveva generata la battaglia. I timidi, in quel mentre, fra gli urli delle donne e dei ragazzi, scampavano e fuggivano d'intorno, urlando....

*

.... Con grande impeto di tromboni e voci il partito della Madonnina era per giungere all'olmo. La viottola essendo diruta e stretta, Anacleto Dell'Orto, Remigio lo zoppo e Silverio detto il Chiù (i traditori) avevano tentato troppo tardi di mettersi innanzi, di precedere a tutti, perchè penetrati fra i «compagni di San Giorgio» avevan dovuto cedere al comando di: — Indietro voi altri! — che Carlone aveva dato loro con faccia minacciosa. A disagio perciò, quasi si credessero scoperti, i tre scambiarono parole sommesse tra i seguaci, in coda.

— Come si fa? — domandava quello scemo di Silverio. E Anacleto:

— Ve l'avevo detto io? Bisognava andar prima!

E Remigio: — Non mi sarei mai creduto che ci venissero in tanti! Saranno quaranta solo quelli di San Martino!