— Bevo di rado cognac... Grazie.... Un'altra volta, caro. Addio! riverisco! addio! Stiano bene.... tutti! — E con un nuovo inchino e un: — Evviva gli sposi! — quel Tarabusi se ne andò.
.... La colazione nondimeno procedè benissimo. Vini e liquori dissiparono ogni ombra dall'anima della sposa, rapirono allo sposo il ricordo dello zio e dell'ingrato conte; avvivaron giocondità e malizia nelle giovani donne; suggerirono motti agli uomini, e bei racconti. Quando, d'improvviso, squillò il campanello. Chi mai?
Alla Gigia era sobbalzato il cuore. E Gustavo correva alla porta gridando:
— Il conte! — Un telegramma forse?..., o il regalo?... — Il conte!... — Il conte.... senza dubbio!
— Oooh!... — fecero tutti, vòlti al facchino dell'agenzia che veniva a deporre una cassetta.
— Viva il conte! — Su la cassetta era scritto fragile; la sposa vi teneva lo sguardo smorto.
— Presto! un martello, un coltello! — Con una lama da interporre alle assicelle del coperchio Gustavo tornò dalla cucina; mentre il testimone socialista gridava:
— Il primo aristocratico galantuomo che conosco!
— Oh ce ne sono! — ribatteva il testimone moderato. — E di cuore!
— Se vuol bene a Gustavo, Gustavo se lo merita: ecco tutto! — osservava un altro.