— Ve la dirò dopo.... Ora lasciatemi godere.
V.
Sospirando come chi è tratto a ricordare la sua maggiore sventura, Edon cominciò:
— La compagna che io m'ero scelta nella vita, la donna che io amava, la donna che mi amava, era un angelo. Dal giorno del nostro connubio, quasi un anno vivemmo felici; d'una incredibile, divina felicità; quindi, a poco a poco, vivemmo meno bene, finchè la nostra esistenza divenne insopportabile.
Disse Polla, già dolente della sua richiesta inopportuna e dolorosa:
— Non andavate d'accordo...?
Edon gli volse lo sguardo di uno che tema d'essere canzonato.
— Andavamo troppo d'accordo!
E poichè l'amico, a sua volta, lo fissava con sospetto, aggiunse:
— Sì! Eravamo eravamo d'indole e carattere identici; ci amavamo tanto che l'amore aveva soffocato in noi ogni egoismo; aveva distrutta in noi ogni forza d'indipendenza: io viveva per lei, e lei per me; io non potevo vivere senza di lei nemmeno un secondo, e lei non poteva vivere senza di me: così giunse presto il giorno che non potemmo più vivere nessuno dei due.