In tal guisa fu dato l'ultimo strappo alla pazienza di Polla. Certo che la cassaforte non sarebbe stata ricuperata mai più, egli parlò con sfogo veemente, con sollievo come da un peso; parlò da fiero nemico e vendicatore solenne; da oratore popolare: parlò inoltre con eleganza, per superare Edon che ormai parlava meglio d'un accademico.
— Sciagurato! Stolto! Sappi che qui, in questo mondo civile che tu vedi così bello, qui dove si deruba un ottimista ingenuo come te e si rovina un socialista convinto come me, qui, ai nostri giorni, c'è chi patisce la fame mentre il borghese usurpa la mercede all'operaio; c'è il ragazzo che ammala nell'officina mentre il capitalista presta a usura; c'è la madre senza pane per i suoi figli mentre la dama s'adorna dei diamanti che ci hanno rubati! E c'è la vergine che si prostituisce; e c'è il vizioso che per bruciarsi le viscere con l'acquavite commette lenocini e infamie; e ci sono i forti che deprimono i deboli; e c'è la legge intessuta di cabale e la giustizia cieca e sorda alle ingiustizie e ai soprusi! Qui si vende l'onore! Qui gli onori si comprano! Qui lo sciagurato uccide! Qui l'infelice si uccide!
Dopo di che, non sapeva più che cosa dire.
Ma col suo dolce sorriso Edon ribattè dolcemente:
— Certo: la miseria, il vizio, il delitto, il suicidio sono grandissimi mali. Però non così grandi che non permettano qualche bene. Ditemi: vi pare una gran prova di amore e di fratellanza scambiare senza fatica quattro rose azzurre con un paio d'ali? Ma io imagino la consolazione di un affamato che riceva il pane dal fratello; io non so imaginare il piacere di chi offre il mantello a chi ha freddo. Credete che sia molto meritevole la virtù in chi non ne conosce il rigore e vi s'abitua da ragazzo come a mangiare? Oh il sublime cómpito di piegare il potente a pro del debole! di redimere la donna! di soccorrere il ragazzo! di evitare il delitto! di salvare il disperato! Oh il piacere del vizioso che torna alla virtù, del potente mitigato, della prostituta redenta, dell'omicida perdonato, del suicida....
— Domani...! — interruppe l'altro tendendogli contro il braccio minaccioso. — Domani ti condurrò in Parlamento! A Montecitorio! — urlava. — A Montecitorio! — quasi volesse condurlo all'inferno, o alla fonte di tutti i mali.
Ma Edon non tacque. Disse:
— Grazie. In Eldorado, ove il prato abbonda, le pecore pascono senza fretta, senza angustie, senza litigi; quasi senza far nulla. Sono proprio curioso di conoscere come si governa un popolo che si agita e opera. Domani, finalmente, vedrò e udrò i dibattiti da cui sfavilla l'ingegno, scaturisce la verità, prorompe la civiltà, s'eleva il progresso!
VII.
Quella seduta del 14 giugno, al Parlamento, fu degna di storica memoria e di lagrimevole ricordo. Fu degna di storia, non perchè si dovesse deliberare e si deliberasse una legge intorno all'incremento delle industrie e dei commerci, o alla cultura intellettuale o agricola. Non si doveva trattare che di certe riforme al regolamento; per cui, secondo una parte dell'assemblea, sarebbe possibile discutere senza pericolo di vita, e per cui, secondo l'altra parte, non sarebbe più possibile discutere senza pericolo della libertà. E se perciò tutti o quasi tutti i deputati furono presenti, e i cronisti del giorno dopo riferirono come le tribune erano affollate e come la tribuna delle signore, fresche, a tutte le età, negli abiti estivi e a varie tinte, dava l'imagine d'una smaltata aiuola; neanche per questo rimase una memorabile seduta.