Il disonore! il tradimento! la felicità distrutta; perduto ogni affetto, ogni bene! Una tempra d'acciaio spezzata d'un colpo; una vita rigogliosa, fulminata! Infamia! Infamia!... Ahi!

Giulio palpita; tace; si ascolta: gli pare che gli si sia rotta qualche cosa dentro: un rovescio: un disastro. E non è nulla; non è altro che il risveglio della coscienza.

E tornano i ricordi; e si rivede ragazzo compagno di Alfonso, quando Alfonso, generoso fin d'allora, a scuola, gli dava a copiare i compiti; e si rivede uomo quando Alfonso, fuori d'ogni sospetto, gli annuncia il suo matrimonio, gli presenta la moglie, l'invita a pranzo. Disgraziato! disgraziati entrambi: lui e Alfonso! disgraziati tutti e tre, anche Giovanna!

— Porta questo cappello al signor Varchi: se non c'è, aspetta; e prendi il mio! — Galardi comandò fieramente al servo accorso allo scampanellare spaventevole.

Ma pochi minuti dopo il servo rientrava, essendosi imbattuto nella cameriera che veniva proprio per il cambio.

Oh con che sollievo Giulio si mise il cappello suo!

Gli stava ancora bene. Pure, non lo tenne; lo depose: lo giudicò in un confronto spregiativo. Sì sì: era un cappello elegante, ma vanesio; la cui ala, in una linea esageratamente ondulata, accusava l'affettatura della moda; la cui sagoma significava volubilità e leggerezza; e quantunque l'abito non faccia il monaco, perchè il cappello non manifesterebbe qualche cosa del capo che lo porta?

Tornandogli perciò la nausea di prima e non volendo confessare agli amici che un cappello gli aveva fatto male, Giulio non andò a desinare quel giorno al solito luogo. Andò altrove; rincasò presto. E subito si mise a letto.

Cattiva notte. Indarno cercava di pensare amorosamente a Giovanna; e costretto a ragionare, indarno cercava di sragionare. Impedire in qualche modo la caduta d'una donna era fortezza o viltà? Viltà forse per lei, la donna amata, e forse per tutte le donne, e certo, per tutti gli amici e gli uomini di mondo; ma era fortezza per tutti i mariti, per le anime timorate, i moralisti. Oh i moralisti! Cos'è la morale se non il vantaggio dell'individuo in rapporto alla società? se non un egoismo collettivo? se non una menzogna della civiltà? Maledetti i pregiudizi che avvelenano il piacere!

Felice la barbarie! I barbari accordano la morale al loro vestire — per lo più van nudi —; hanno il capo libero o tutt'al più portano una semplice penna che non riscalda il microbio della calvizie, e hanno libero l'arbitrio. Invece l'uomo che ha inventato telegrafo e telefono, l'uomo dell'elettricità e del vapore, si copre il capo con un coso o una cosa convessa, che è focolare d'infezione; ignobile difesa di idee false e di pregiudizi atavici; strumento di servitù e di assenso al patto sociale; simbolo, in certi casi, di virtù e di vizio; emblema dell'uomo operoso o dell'uomo vano, del sapiente o dello stolto, del buon amico o del cattivo amico!