— “E che diremo di tant'oro che portano addosso oggidí, per collane, manigli, pendenti, orecchini...., sí che molte fiate v'è di quelle non hanno altro al mondo che quello che si vede loro attorno alla persona, et ormai non è differenza fra l'artigiane e le nobilissime delle città?„ Ripeteremo, [pg!152] o meglio, se sapessero il latino dovrebbero ripeter quelli che son sempre in doglianze, quanto in proposito dicevano Plauto, Ovidio, Properzio e Plinio, — Ah ora è spinto tropp'oltre il lusso degli abiti? Ma, e le vesti di porpora, di bisso o d'altro, che movevano i predicozzi dei soliti santi Ambrogio, Girolamo, Giovanni, etc., e di cui lasciò la descrizione Clemente Alessandrino? E quelle delicatissime e sottilissime vesti, ricordate forse con dei brividi da Tertulliano, sotto le quali traluceva la carne del petto e delle spalle?

Finiamola dunque con le citazioni e coi lamenti, e com'è vero il proverbio che “bisogna comportare l'amico co' suoi difetti„, cosí, osserva don Lancellotti, “è necessario, se vogliamo vivere in questo mondo, già che vi siamo stati mandati, comportar le donne con le loro imperfezioni„.

————

— “Che non si fa e commette oggidí per questa benedetta roba? Chi non vede come [pg!153] oggidí è guasto il mondo? Non si può piú trattare oggidí co' mercanti, artigiani, bottegai.... Non ti dicono mai il vero. Non ti osservano mai quel che promettono. Ti vendono una cosa per l'altra. Tutte le mercanzie sono falsificate....„ Cosí, proprio come nel 1892 e nel 1623, ai bei tempi di Salomone, d'Osea e di Grisostomo, i quali ci tramandarono memoria della loro esperienza intorno ai ladronecci commessi dai mercanti ingannando con la lingua, e con la mano “numerando, misurando e pesando poco giustamente„. E a conforto delle anime semplici che si turbano “quando sentono che fallisce qualche mercante o banchiero, ma fallisce, come si dice, co 'l danaro in mano„, ecco un raccontino del Fulgoso, scrittore cinquecentista:

“Avendo inteso Castruccio Castracani, signore di Lucca, che un mercante ricco sotto nome di fallimento s'era ritirato e non compariva piú, e che poco da poi, promessa non so che somma a' creditori, era tornato al banco o traffico, et aveva cominciato a fabbricar un gran palazzo, lo [pg!154] fece metter in prigione e con un bando chiamati a sé tutti quelli ch'avevano d'avere, comandò che fusse loro soddisfatto e l'avanzo se lo pigliasse il pubblico, e poi fece impiccare il marcante per la gola....„ La qual severità, notava il Fulgoso, quando fosse in uso oggigiorno — se pure non mancasse il numero necessario di carnefici — conterrebbe molti dal rubare, e, noto io, non permetterebbe a piú d'un cassiere di scappare in America a fare il galantuomo.

————

— “Non potrei mai ridire quante volte io mi sia meravigliato in udendo gli uomini giungere al termine di dolersi fino che le stagioni dell'anno non corrono piú oggidí come solevano....; che si fanno molte variazioni di tempi in poco tempo, ora di nebbie, ora di pioggie; quando di venti, quando di nevi; questa mattina ne travaglia il freddo, questa sera affanneranne il caldo; oggi il sereno rallegra, dimani rattrista il torbido....„ [pg!155]

Nei diboscamenti trovan la prima causa di tali vicissitudini le gravi e culte persone alla fine del secolo decimonono, ma al principio del secolo decimosettimo la trovavano in vece.... nella riforma che avea fatto del calendario papa Gregorio tredicesimo!

“Pochi giorni appunto sono che una persona di sessant'anni affermava ricordarsi benissimo che bisognava già sul principio di maggio alleggerirsi di vesti e che oggidí, o da quel tempo che quel papa mutò l'anno, chi ben volesse, non può per lo freddo che talvolta segue fino al giugno....„ Ma a toglier d'inganno oggidiani simili a costui, don Secondo radunò ricordi di strane stagioni e particolarmente di rigidissimi inverni da Cesare, Livio, Orosio; da Matteo Villani, dal Corio, dal Giovio, dal Bembo, dal Ghirardacci etc., e dal Sigonio questo che vale per tutti: “L'inverno fu atrocissimo e seccò gli alberi e le viti. Il ghiaccio del Po fu grosso di 15 braccia, che però gli uomini per due mesi continui con le carra e bestie cariche ci [pg!156] passavano senza paura alcuna, anzi per ispasso ci ballavano e giostravano l'uno contro l'altro sicuramente„.

————