Cosí trasse la spada dal fianco, e pallido per la morte imminente chiamò piú volte Tisbina, quasi nel nome di lei il paradiso si dovesse aprire al suo spirito. Ma Tisbina si trovava per caso proprio là presso a lui; giacché venuta a caccia in quel luogo con Iroldo, l'uno e l'altro avevano ascoltate [pg!205] le querele dell'infelice giovane e con tanta pietà, che quando egli ripeté il suo nome, ella si fece innanzi di tra le fronde e, come ivi fosse giunta allora allora, tutt'ansiosa e tremante gli disse queste parole:

— Prasildo, se tu m'ami non mi abbandonare, ché sono in pericolo dell'onore e della vita; e io ti faccio sicuro del mio bene se tu compirai ciò che mi vuole e ti domando. —

Bisogna sapere che oltre la selva di Barberia era l'orto dove Medusa custodiva il tronco del tesoro dai rami d'oro e dai pomi di smeraldo, e che Medusa era una rea femmina la quale a vederla ammaliava in guisa da togliere ogni piú salda ricordanza del tempo trascorso; onde Tisbina, per consiglio di Iroldo, disse a Prasildo ch'avea gran necessità d'un ramo del prezioso tronco.

Ma un assai cattivo consiglio aveva dato Iroldo alla sua donna, sapendosi bene che l'amore vince tutte le cose. [pg!206]

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Ricorderete come anche madonna Dianora sdegnosa dell'amore di messer Ansaldo Gradense, pensasse liberarsi di lui con domandargli, se voleva gli compiacesse, un giardino di gennaio bello come di maggio, e come messer Ansaldo, pur comprendendo che nella richiesta era una cosa quasi impossibile, tanto s'adoprò e ricercò che un negromante, a condizione di grandissima mercede, la mattina del primo dí di gennaio fece apparire un giardino quale era desiderato. Quanto patí allora madonna Dianora!; e a lungo avrebbe pianto la sua onestà perduta, se messer Ansaldo, in udire la generosità del marito di lei, che la mandò a lui affinché, non trovando via di sciogliersene, osservasse la data parola, generosamente non l'avesse sciolta dell'obbligo contratto per sua poca considerazione.

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Prasildo, dunque, speranzoso d'amore, senza por tempo in mezzo e avanzando sé [pg!207] stesso d'ardire e di desiderio si pose in viaggio; traversò in nave il mar Rosso e giunse ai monti di Barca. Ivi, a sua gran fortuna s'imbatté in un vecchio pellegrino, il quale udita la cagione del suo viaggio gli insegnò la maniera di compier l'impresa: entrasse nel giardino di Medusa dalla porta della Povertà recando uno specchio in cui Medusa si scorgesse riflessa non già co 'l viso candido e vermiglio, che dimostrava per malia, ma con la faccia, che aveva per natura, di serpe orribile e feroce, e cosí la facesse fuggire atterrita di sé medesima dalla custodia dell'albero d'oro; spiccato il ramo, uscisse per la porta della Ricchezza lasciando un po' del ramo all'Avarizia, la quale alla Ricchezza sta sempre d'accanto. Ciò fece il barone, e poté tornare in patria tutto giulivo; poté far sapere alla dama amata ch'egli era pronto a mostrarle il ramo d'oro di cui l'aveva richiesto. All'annunzio Tisbina fu ferita da acuto cordoglio e stesasi su 'l letto ruppe in lamenti della sua sorte e dell'amante, e pur questi, come l'udí lamentare e n'apprese la ragione, [pg!208] pianse e si dolse senza misura. Stringeva al seno Tisbina sua e confondendo le sue lagrime con quelle di lei diceva invano che meritava pena egli solo, perché egli stolto l'aveva fatta fallire, e che morire toccava a lui solo: la dama voleva la morte con lui a pena che avesse attesa la promessa a Prasildo. Pertanto i due amorosi infelici ordinarono di bere il veleno che un medico saggio ed antico preparò loro in sí fatta tempera, che avrebbe dovuto privarli dell'anima con singolare dolcezza. Prima Iroldo sorbí metà della tazza, poi la porse alla dama senza guardarla, ed ella la vuotò fino al fondo. E dire che fu per lei un martirio piú grande il dovere andare a Prasildo!; e nondimeno v'andò.

— Per mantenere ciò che ti giurai perdo l'onore ma anche la vita — gli disse quand'egli scorgendola patita e lagrimosa volle allietarla con belle parole; e alla fine il barone apprese quel che non avrebbe mai voluto apprendere. Di che afflitto oltremodo, rimproverò Tisbina d'aver dubitato della sua cortesia e l'assolse del giuramento; e poiché [pg!209] ella tra breve sarebbe morta, seco stesso deliberò di seguitare il suo esempio.

Non era cosa nuova che due amanti si dessero la morte, ma sarebbe stata nuova che tre morissero per un solo amore: se non che il medico antico e saggio essendo venuto in sospetti si recò dal barone allorché questi, partita la dama, stava per compiere il suo divisamento, e a tempo poté accertarlo che non già un veleno, bensí un mite narcotico aveva preparato a Tisbina.