Avvenne pertanto che Prasildo corresse a casa d'Iroldo, il quale di già risvegliatosi gemeva accanto la sua donna in sembianza di morta, e gli spiegasse come il succo bevuto non era neppure nocivo e come la dama era libera per suo volere dell'obbligo verso di lui. Allora Iroldo sentí rifluirsi la vita al cuore; e, tanto fu cortese, volle vincere la generosità di Prasildo; volle che la bella donna restasse di lui, ed egli incontanente partí da Babilonia. Per vero Tisbina, quando riebbe i sensi e seppe l'accaduto, tramortí una volta e due; ma via!, si rassegnò poi presto. [pg!210]

Ciascuna donna è molle e tenerina

Cosí del corpo come de la mente;

E simigliante de la fresca brina

Che non aspetta il caldo al sol lucente:

Tutte siam fatte come fu Tisbina,

Che non volse altra battaglia per nïente,

Ma al primo assalto subito si rese,

E per marito il bel Prasildo prese.

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Cosí Fiordiligi finí la novella raccontata a Rinaldo per distrarlo dalla noia del viaggio, che entrambi avevano da percorrere in groppa allo stesso cavallo, e dalla cupidigia che gli potea venire della sua bellezza. E Fiordiligi fu abile raccontatrice: la patetica istoria scese canora dalle sue labbra, disinvolta e atteggiata in leggiadria d'ottave, e non già aspra per forma di stecchiti periodi e non interrotta.

Ma s'io m'interruppi fu per un salto di pensiero, per un lampo di memoria che mi richiamò al Boccaccio; e, del resto, credo che nel caso mio uno qualunque de' giovinetti eruditi i quali si atteggiano a Rajna e a Landau e spasimano alla ricerca delle fonti non già di belli e regali fiumi, ma di arsi [pg!211] ruscelletti e di gore morte, e vagano in oriente ed occidente e traversano secoli per scoprire un riscontro casuale, pur che paia necessario, a una frase o a una imagine; uno qualunque di quei tanti che sanno tante nuove cose di storia letteraria, affermerebbe e insegnerebbe:

— Nel canto duodecimo, parte prima dell'Orlando, il Boiardo imitò, parafrasò, copiò la quinta novella della decima giornata del Decamerone. E, come vuole la critica positiva, si prova.

Messer Ansaldo Gradense fu “uomo d'alto affare e per arme e per cortesia conosciuto per tutto„, e Prasildo è “un barone„.

Di Babilonia stimato il maggiore;

E certamente ciò ben meritava,

Ch'è di cortesia pieno e di valore.

Molta ricchezza, di ch'egli abbondava,

Dispendea tutta quanta in farsi onore;

Piacevol ne le feste, in arme fiero,

Leggiadro amante e franco cavaliero.

Madonna Dianora andò a casa di messer Ansaldo “in su l'aurora, con due suoi famigliari [pg!212] innanzi e con una cameriera appresso„; e quando Tisbina andò a casa di Prasildo

Era di giorno e lei accompagnata.