Senza badare alle facce beffarde della compagnia, con l'usata naturalezza e semplicità, con quella sua aria di modestia, Grappanera seguitò:

—... io ne presi tre per il petto, in una volta.

Era andata; e non era più possibile nè ritirarla nè mutarla.

Oh! uh! Parve fosse scoppiata una bomba che avesse la virtù di far ridere l'universo.

— Bum!... Fanfarone!... Spaccone!... —: tale l'ammirazione che il povero Grappanera suscitava per sè. Acceso dall'ira nella faccia patita, egli tuttavia si sforzò a contenersi; a ingoiare.

Il medico gliel'aveva cantata chiara da un pezzo: [pg!167] — Sei tocco al cuore. Se ti arrabbi, ti ammazzi. Ma come non arrabbiarsi? Bisognava pur difendersi, difendere la verità!

Onde, deposta la cesta che aveva già infilata al braccio per avviarsi e non pregiudicarsi quanta salute gli restava, tornò indietro. Gridò gemebondo:

— Uno, ne presi, con questa! — E alzò la mano destra perchè gli increduli la vedessero bene.

— Uno con questa!... — e alzò la mancina.

— E il terzo? — chiesero più voci spietate. D'impeto, in un atto solo Grappanera fece come un bue che abbassi la testa a cozzare o un cane che s'avventi a mordere. — Ham! — Sissignori: così, con la testa, la bocca, i denti — mentre ne teneva due con le mani — egli aveva afferrato per il panciotto il terzo dei litiganti, a Verona, in gioventù.