Di ritorno, il signor Petronio non pensava più affatto al frumentone; e il suo sguardo navigava inconscio nella gran luce del pomeriggio, che avvolgeva la terra e infondeva sin nelle pietre un calore di vita gioiosa e feconda. Sebbene non ci fosse ombra di bosco e la strada polverosa, ardente e deserta difilasse aliena da frescura di fonte o da soavità di rivo, un poeta avrebbe scorte chi sa quante amadriadri e ninfe a tentarlo procaci e scappargli via proterve. Il signor Petronio se ne veniva lemme lemme, catelon catelone, non badando neppure ai piccoli ciottoli in mezzo al suo cammino. Sorrideva a sè medesimo, intanto che a ogni curva o svolta l'ombrello perdeva la direzione del sole e, inutilmente [pg!252] aperto, lasciava riscaldare nel cranio sottoposto il buon senso della filosofia.

Quand'ecco, alle prime case di Bazzano, sbucare l'amico Mascarella, sensale anche lui, ma di bestie bovine.

— Oh! quel Petronio!

— Oh Mascarella!, amato mio bene!

— Venite a Bologna?

— Pronti!

E s'accompagnarono.

— Come van gli affari? — domandò il signor Petronio, giocondo e rosso più del solito.

— Male! siam giù!

— E la guerra?