— Vorreste ammazzarli tutti quanti?
— Chi?
— I Chinesi.
— Tutti! Far del largo, anche per voi! Se laggiù non ci nascesse più frumento, riso o fagioli, voi diventereste milionario!
— E qui, dopo? A mandar la roba là, ci mancherebbe a noi. Bell'interesse! Non capite che è una ruota? Abbondanza là, carestia qui: abbondanza qui, carestia là. Invece di far la guerra, per questo, sarebbe meglio venir a patti; contrattare. — Quanto domandate, voi Chinesi, per lasciarci coltivare il riso anche a noi, Italiani, Inglesi o Russi? — Tanto! — Vi diam tanto; e parola da galantuomini. Una stretta di mano, senza protocolli; e amen!
— Ma la guerra non si fa per questo, per guadagnare.
— Perchè allora?
— Per la civiltà.
Il signor Petronio non attendeva altra risposta. Cominciò tranquillamente l'esposizione del suo sistema, la spiegazione della legge civile, umana, mondiale, divina. Ad ascoltarlo, strada facendo, si [pg!254] aggiunse un bazzanese, che andava egli pure alla stazione, per venire a Bologna, e poichè il filosofo s'arrestava di frequente chiedendo: — È chiaro? — Capite? — La vedete come me, voi due? —, fu necessario, a non perdere il treno, prendere una scorciatoia.
Arrivarono in tempo alla stazione. Ma dove intendeva giungere il signor Petronio con la sua ruota che gira? Nient'altro che alla pace universale! Il sensale Mascarella e il Bazzanese, che sapevan leggere, interrompevano, però; interloquivano a lungo, con le loro ragioni e bestialità. Sicchè dopo un'ora e mezza di viaggio, arrivando a Bologna, il filosofo non era riuscito a persuaderli di altro che della pace in China e solo per evitare, nell'avvenire, un'invasione di Chinesi in Europa, in Italia, a Bologna, a Bazzano, in mercato, forse, a rubar bovini maschi e femmine.