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[LE PENNE DEL PAVONE]
Andar a bruscolare anche allora significava in pratica, più che la parola non dica, raccogliere, per bruciaglia, stipa grossa e bacchetti lunghi, e se nel luogo della ricerca si trovavan begli alberi frondosi la coscienza non escludeva qualche strappo o taglio di materia non secca. La massima antica che «la roba dei campi è di Dio e dei Santi» pareva dar diritto, allora, a portar via qualche cosa appartenente ad altri; e poichè oggi il diritto nuovo pare conceda di portarla via tutta, o quasi tutta, evidentemente la roba dei campi sarà oggi passata in padronanza superiore a quella dei Santi e di Domineddio: il mondo non cammina per nulla.
— Non date danno — raccomandava la donna del casellante ferroviario ai suoi ragazzi; e aggiungeva come argomento positivo alla moralità ideale: — Potreste buscarvi delle bòtte —. Quando però i figliuoli rincasavano carichi di legna o, magari, stringendo al seno un mellone o un cocomero, e dicevano: — Ce l'han donato —, lei fingeva di crederlo: li vedeva incolumi, e «la roba dei campi...».
[pg!36] Ma la buona donna raccomandava con maggior premura: — State lontani dai borroni!
Perchè a bruscolare andavan di solito lungo il Rio Rosso dove scorre più fondo tra più folto e più pioppi, verso monte; e non vi mancavano le tentazioni e i pericoli.
Il divertimento alla chiusa!: togliere i travi che servivan da paratoia per veder la piena precipitare riscintillante, e mandar con essa — a rischio di tenergli dietro — il primo trave per sollevare dal baratro una fragorosa colonna di spume e di faville! E i pesci? Non si godeva a sorprenderli e quasi afferrarli mentre galleggiavano nell'acqua limpida e tremula?
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Quel giorno, dunque, i figliuoli del casellante, Mario e Aldo Sartori... Bei ragazzi tutt'e due, ma più il piccolo — Aldo —, che esprimeva dagli occhi la letizia del sangue sano e la bontà dell'indole... Quel giorno, a fin di luglio, appena furono discesi dal ponte s'avviarono di corsa alla chiusa. Ahimè, non aveva raccolta. E il caldo era così grande che i pesci non comparivano, e fin i ranocchi, all'approssimar dei passi, tardavano a balzar giù con un tonfo e a penetrar nella melma dimenando le gambe e intorbidando, come d'un fumo, il breve specchio. Soltanto le idrometre mostravano d'esser contente a sfiorar l'acqua coi fili delle loro [pg!37] zampine, insensibili a tutto fuorchè al correre miracolosamente così su l'acqua, nel sole; emanazione di vita indifferente a tutto fuorchè al molle contatto e al moto alacre e incessante.
— Raduna tu i bacchetti — comandò Mario al fratello, e si adagiò a un'ombra. — Io farò il fascio.