Sapeva già compor le fascine a modo degli uomini. Con un vinco. Ne attorcigliava la vetta a cappio, sottoponeva il legame alla stipa, la calcava col piede, e introducendo nel cappio l'altra estremità del vinco la tirava e torceva in groppo sì che tenesse la presa. Poi si addossava il fastelletto e portandolo a dorso curvato si credeva che chi lo guardava lo stimasse un uomo. Perciò comandava al fratello e gli lasciava il vanto della fatica più umile.

— Cogli tu! Presto!

No e no. Aldo ne aveva meno voglia di lui. E liticarono. E si acciuffarono. Dei due, Mario, che percuoteva più sodo, era più facile a lamentarsi. Aldo resisteva finchè poteva, indi scappava con rivincita di boccacce e sberleffi che ne rideva lui stesso. E ridendo tornavano in pace.

***

Da quanti secoli si ripete nei fanciulli la smaniosa gioia che dovevan provare gli uomini primitivi allorchè riuscivano a impossessarsi di qualcuna [pg!38] delle più liete creature del mondo? Era una vittoria su la natura, la quale ai volatili volle dar mezzo di sfuggire alla cupidigia umana, ed è tuttavia la soddisfazione di un'istintiva, atavica invidia per quelle creature così liete a credersi inafferrabili: tanta soddisfazione, tal gioia da rendere ingenua e inconsapevole la crudeltà.

— Con un archetto — diceva Mario — si prendon le buferle.

Ora i fratelli sedevano all'ombra insieme, pacificati e invogliati di caccia da un branco di cardellini che calando dalle fronde di sopra a loro eran venuti a bere e a bagnarsi.

— Sono men furbe dei cardellini le buferle — diceva Aldo.

— E se ci restan, nella corda, non scappan più. Vedrai!

Ma costruire un archetto non era agevole come legare un fascio di stipa.