E Mario gli si avvicinò, lo chiamò più forte.

Non rispose.

Tendeva il braccio destro, irrigidito, quasi volesse rendere al fratello le penne del pavone che il fulmine gli aveva lasciate intatte nella mano.

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[LA FIUMANA]

Che gli asini camminando più o meno piano per la strada maestra si provino a prendere ogni viottola che scorgono di qua e di là, si capisce. La strada larga e bianca, precorrente senza limite visibile, suscita in loro l'idea e il panico dell'infinito; e poichè sanno per esperienza come da colui che trasportano e che li guida e bastona ci sia da aspettarsele tutte — e non sarebbe da meravigliare neppur il proposito, in lui, d'andare all'infinito — essi dalle viottole laterali han l'illusione o la conoscenza o la speranza di un termine prossimo, e tentano rivolgersi a quello.

Più difficile è spiegare perchè anche l'asino bennato oppugni a voltar indietro pur nella più larga e più piana strada. Ecco. Il prudente auriga tira dalla parte destra fin quasi al limite del fosso, indi tira a sinistra con tanta energia che la bestia è costretta a piegar contro la stanga il collo, la testa, la bocca aperta dallo spostamento del morso, e, per esprimer meglio il suo volere, il padrone rialza e riabbassa in fretta il randello, sì che la battuta groppa si addossa, rintronando e dolorando all'altra [pg!44] stanga — e, nossignori, non cede; piuttosto che cedere l'asino va inesorabilmente nel fosso di sinistra col biroccino e chi c'è sopra. Perchè? Forse per amor proprio? punto di onore? dignità personale? In tal caso bisognerebbe supporre a questa ostinazione, a cocciutaggine così pericolosa, un ragionamento degno d'un uomo di carattere quale ce n'è pochi, specie al giorno d'oggi. — Ah tu che mi sfrutti mi hai dunque attaccato al biroccino non per bisogno, ma — poichè vuoi tornar indietro — solo con l'intenzione di farmi faticare e di bussarmi? Ebbene, no! neanche se io debba tornare alla dolce stalla, io non volto! Preferisco pungermi alla siepe, rompermi una gamba, fiaccarmi l'osso del collo nel baratro. Non volto: no, no e no!

E che tale o simile ragionamento non fosse da escludere lo dimostrerebbe un fatto: che laggiù, quando sia rimasto in piedi o risorga, l'asino si mette subito a brucar l'erba della sponda. L'ostinazione cieca non gli permetterebbe di vederla, l'erba: la stizza invece, che nelle persone intelligenti non toglie il lume degli occhi e passa presto — appena hanno avuto sodisfazione —, gli lascia dire tra sè: — Adesso che l'ho vinta io, sono contento. Mangiamo!

Ma quand'anche questa presunzione intellettiva nei ciuchi fosse esagerata, l'ostinazione loro sarebbe sempre più agevole da intendere, psicologicamente, che l'ostinazione dei cavalli.

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