Nè attese risposta. Quasi per strapparsi a una enormezza egli si allontanò. E Livia gli tenne dietro singhiozzando sommessamente.

Otto giorni dopo era costretta ad accompagnar il nonno in un lungo viaggio.

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Meraviglie di ogni sorta, spettacoli indimenticabili; ma non una notte la giovinetta si addormentò prima d'aver pensato: «Non mi divertirei come il nonno crede che io mi diverta se non fossi ricca; e non sarei ricca se lui...».

Dal viaggio tornò così stordita e stanca da parere intimamente mutata, queta e remissiva, e il vecchio sperò di guarirla del tutto continuando il rimedio.

Anche l'antica casa parve mutar anima: risonò di feste; risplendè di signorile ospitalità.

E alla giovine non mancarono corteggiatori. Li respingeva con ferma freddezza.

Intanto si compivano i lavori della villa, che un giorno avrebbe dovuto vederla sposa e madre felice. Ma lei non andava una volta a Belpoggio che non pensasse: «Ancora due anni, poi sarò padrona della mia volontà».

E quante volte si ripeteva: «Oh, vivere di solo pane, senza dubitare che sia di origine impura!».