Cominciò da allora l'equivoco che doveva durar due anni.
Ritennero l'una e l'altra di aver vinto. «Si rassegna alla volontà di Dio», pensava la ragazza. «Si rassegna alla mia volontà», pensava il vecchio. Ed ella non urtata più, cedeva nei modi; s'inteneriva; diceva tra sè: «povero vecchio!».
Nemmeno, nel suo segreto, lo rimproverava d'essere ostinatamente rimasto in mezzo a gente sì perfida, perchè allontanarsi con l'onta addosso sarebbe stata, per uomo di tal fatta, viltà; sarebbe stata la maggiore ignominia.
Alla proposta di passar l'inverno altrove, ella si rifiutò: e il nonno ne fu lieto.
[pg!122] E come Dio volle, rifiorì la primavera. Il nonno con vigile cuore vedeva rifulgere quegli occhi, splendere quel sorriso di gioventù. Si celava dietro le macchie del giardino a spiar la nipote allorchè andava per il prato a raccogliere fiori umili, e non più dubitando l'udiva cantarellare.
Gli pareva salva. Non comprendeva che ella gioiva quale chi aspetti una prossima gioia, più grande; non capiva perchè l'anima di lei esultava in tal modo.
Passò, similmente, l'estate; passò un altro inverno. Poi andarono ad abitare nella villa nuova.
***
E giunse finalmente quel giorno. Livia era maggiorenne.
Il nonno l'attendeva nella loggia, per dirle: