— Io non vedo nulla — e richiuse le palpebre.
— È là! È là! — ripeteva messer Tonio, e si faceva di gran croci. Nella stanza, davanti all'imagine sacra, ardeva la lucerna, ma con lume cosí tenue e fosco che tra quel lume e il buio dell'altra camera il mostro bianco, immoto e diritto su la soglia, appariva immateriale e vano al pari d'una larva.
Messer Tonio guardava con terrore, ma preso dal fascino della visione sovrumana non poteva distorre gli occhi da quegli occhi mostruosi; e mentre si segnava con la destra, con la sinistra scoteva madonna Lisa perché partecipasse al suo terrore.
— Vuol parlare! Parla! — egli gemeva.
Lo spettro infatti allargava la bocca senza dir nulla, quasi attingesse ed aspettasse la voce di sottoterra; e con una voce che veniva da sottoterra finalmente ululò: — Ohimè, messer Tonio, ohimè! In purgatorio si sta male!
A messer Tonio pareva d'essere in purgatorio; e — Odi tu? — egli gemette.
[pg!118] — Io non odo nulla — rispose la donna —. Voi sognate. Lasciatemi dormire.
— Non sei in grazia di Dio tu, e non odi nulla! — mormorò il marito; e lo spettro ululando proseguí: — Non per voi, messer Tonio, vo attorno la notte; non per voi: cent'anni andrò attorno la notte se la vostra donna non perdonerà a chi l'offese.
— Perdona, perdona! — scongiurava messer Tonio. E la moglie: — Ma voi siete ammattito a leggere le storie dei Santi! Che cosa andate dicendo?
— Mala femmina! — gridò l'altro vinto, nell'angoscia, dalla rabbia; e la fantasima con voce di lamentosa divenuta terribile, e con le braccia tese, terribile, comandò: — Madonna Lisa, perdonate agli offensori vostri!