«Misera e disavventurata! A che termine sono giunta per amore, dal qual non può o non dovrebbe nascere altro che buoni effetti e pur in me non provo altro che passioni, tormenti e morte; e se pur io potessi finire — sí come tante volte ho desiderato e ora vie piú che mai bramo per le disperazioni che nascono in me dal non potervi abbracciare — sarei contenta....»
«Bisogna frenare gli appetiti, e scacciare certi [pg!152] pensieri dannosi» — esortava Alvise co 'l tono dell'amante che può riflettere dopo essere stato soddisfatto.
I mesi, intanto, passavano; e madonna Vittoria sfogava appena per lettere i lunghi e duri affanni:
«.... Questo crudel matto di mio marito non cessa di contrastar meco tutto il dí.... Durante il parto.... io ho avuto disagio d'un uovo fresco.... Ma non manco al bambino di cosa alcuna...., né posso pur patire di dilungarmi punto dalla cuna per non lasciarlo piangere....»
Alle sofferenze di lei Alvise adduceva conforto di parole; e, una volta, per parlarle si vestí da donzella e, accompagnato da una donna, si pose in chiesa, alla predica, nella stessa panca di lei; ma poi, sospettato uomo, fu costretto ad uscire: un'altra volta, mentre stava discorrendo con Vittoria, essa fu sorpresa da uno di casa e acerbamente sgridata e minacciata di morte. In tale guerra, con troppo brevi tregue, l'amore di messere Alvise si raffreddava e nell'inquietudine [pg!153] e nei pericoli (egli doveva guardarsi da' sicari; e certo giorno ferí tre che l'assalirono per via, e non azzardava ad andar fuori che accompagnato da tre gentiluomini: madonna Vittoria temeva che il marito l'avelenasse) le doglianze e i raffacci degli amanti divenivano piú acerbi e piú frequenti.
Per lei Alvise «aveva dispregiati gli onori della sua repubblica; per lei aveva messo a rischio l'onore offendendo, percuotendo e ferendo non solo uomini e donne di basso stato, ma di sangue nobile e alto: l'amò per tutta la vita attendendo il guiderdone della divina maestà!» E Vittoria, di rincontro: «Le vostre crudeltà sono tante e tante che meritano che ciascuno le fugga!»
Alla fine egli le scrisse che per non accontentare i suoi, i quali volevano s'ammogliasse, partirebbe da Venezia: essa lo scongiurò che rimanesse, magari s'ammogliasse, e lo minacciò: «Vi avvertisco bene che vi potreste ancora chiamar pentito; e tenetevi a mente queste parole perché si verificheranno». — Ed egli rimase, e n'ebbe premio di brevi gioie.
[pg!154] Ma poi, d'improvviso, si decise ad andarsene. Ella fe' giuramento di morte o libertà dal suo amore; egli disse: — morrò ma parto —, e partí davvero.
II.
La lontananza parve spegnere affatto l'antica fiamma nel cuore di messere Alvise; ma bastò ch'egli ritornasse a Venezia perché la vista di madonna Vittoria gli ravvivasse nell'anima, dalle poche faville che v'erano rimaste, tutto il fuoco d'un tempo. Se non che trovò madonna Vittoria cambiata al bene e molto sicura contro le tentazioni nella sua virtú.